Uno spazio dedicato al Maestro David Garrett,al violinista virtuoso, al giovane che ama il rock.
Racconti,interviste, musica, riflessioni. Senza ordine cronologico. Solo per passione.

Se non studio un giorno, me ne accorgo io. Se non studio due giorni, se ne accorge il pubblico. (Niccolò Paganini)

SITO UFFICIALE DI DAVID GARRETT

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venerdì 9 aprile 2021

Virtuosi si nasce: Pablo De Sarasate e David Garrett

 © Palazzetto Bru Zane / fonds Leduc




















"La sua musica è l'accento che interpreta il sublime,
è lingua, lira e tavolozza, mare, scalpello, fogliame e vento.
Penetra il pensiero ciò che fluttua sulla sua corda
e tanti sogni crea  nel petto commosso
che genera ogni suono ,un ricordo o un'idea.
Suona l'anima e lasciati ispirare ,suona e il bello fiorisce
e il mondo ai suoi piedi sembra un Olimpo e una lira.
Quale cuore non lo ammira? Quale petto non impressiona?
Chi non dimentica o non perdona i mali con la sua armonia?
Se fossi un re  metterei sulla sua  fronte la mia corona.
La sua mano è un cuore che, unita all'arco, palpita;
un grande cuore che urla a chi sente: "Sono tuo fratello".
Al dolore di ogni essere umano dà conforto con le sue note,
e mette da parte e spegne il duello di chi soffre e di chi geme:
Onora il genio sublime!
E c'è chi  dice che viene dalla Spagna, il genio immortale?
Sì,  spagnoli sono Peral, Castelar e Sarasate!
Lasciate  che resti appassionata, senza malizia ,invidia o cattiveria 
la Luce del Genio nella storia: quei tre uomini    danno gloria all'umanità, non alla Spagna! "

Juan Dios Peza (Messico, 1852-1910) Poesia dedicata a Pablo de Sarasate nel 1890

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Pablo Martín Melitón de Sarasate y Nevascués (Pamplona, 10 marzo 1844 – Biarritz, 20 settembre 1908) è stato un violinista e compositore spagnolo.

Aveva un repertorio brillante composto di capricci, parafrasi, danze e attingeva da temi popolari che variava. Anche le sue doti comunicative, unite ad una padronanza tecnica fuori del comune, concorsero alla sua fama che fu universale.

Sarasate era un musicista eccezionale sotto molti aspetti. Sapeva come mischiarsi con le tendenze del tempo, cercò nuove opzioni all'interno del suo ruolo di virtuoso e, in un certo senso, universalizzò lo stile che aveva creato.. Ha alternato concerti virtuosi  con piccole audizioni da salotto interpretando fantasie d'opera, una moda molto richiesta dal  pubblico borghese.

 Sarasate ha creato una tendenza. È il primo violinista professionista che, grazie alla sua tecnica impeccabile, divenne il più grande interprete di opere  che non siano di sua composizione.

 Alla fine del XIX secolo e all'inizio del XX secolo, iniziò il gusto per il recupero e l'interpretazione del repertorio antico, consolidando i concerti di Beethoven e Mendelssohn come il centro  del repertorio concertistico per violino. 

È facile osservare nelle fotografie di Sarasate la sua postura invariabile con il violino. Nei suoi concerti ha sempre mantenuto questa postura, anche i suoi gesti e  i movimenti erano eleganti, senza inutili fronzoli. La sua mano destra era governata ancora dalla scuola francese di violino, che rifiutava la mobilità costante delle dita per l'esecuzione di certi  colpi d'arco della scuola tedesca. La mano destra di Sarasate rimaneva  quasi immobile, senza piegare le falangi o le dita. Il suono che produceva sul violino era omogeneo, chiaro e vellutato, privo di rumori di frizione e attacchi improvvisi, aspetto molto apprezzato come qualcosa di nuovo e unico fino ad allora.

Viene spontaneo, quindi, parlando virtuosi , di tecniche particolari, di suoni vellutati e scorrevoli, pensare a DAVID GARRETT e alle sue eccezionali esecuzioni delle opere di PABLO DE SARASATE.

Qui dei video di quelle che, a mio avviso, danno più l'idea della gioiosità, della tecnica e della tradizione puramente spagnola delle sue composizioni. Tradizione che fu esaltata  in tutti i Paesi del mondo. E ancora oggi l'autore è tra i più eseguiti per chi riesce a raggiungere alti livelli di virtuosismo con il  violino.

venerdì 2 ottobre 2020

“Alive – My Soundtrack” le colonne sonore di Hollywood impreziosite dal violino di David Garrett


 Claudia Gorbman scriveva, nel suo studio sulla musica nel cinema, "Unheard Melodies":

"Cambia la partitura sulla colonna sonora e la traccia dell'immagine può essere trasformata".

Foto: © Christoph Köstlin da https://www.facebook.com/davidgarrettofficial

 

Forse non  sempre ma, molto spesso, se un film è bello ha dietro una bella colonna sonora. Non si tratta solo di  un accompagnamento ma è il film stesso, come ha detto Hans Zimmer, uno dei più grandi compositori degli ultimi anni. 

Una serie, un cartone animato, un bel film non possono più prescindere da una colonna sonora adeguata e nel corso del tempo il rapporto tra la settima arte e il mondo musicale si è fatto sempre più stretto tanto che attualmente sarebbe impensabile scindere il rapporto suono-immagine. 

E' importante riuscire a creare empatia tra immagine e spettatore attraverso un senso che, unitamente alla forza delle immagini, evochi e crei sensazioni nel pubblico, entrando in modo suadente e potente nella  sfera emotiva. 

Un esempio è il cinema muto che non è mai stato muto: i primi film, seppur senza dialogo, furono da subito accompagnati dalla musica  già parte integrante, inseparabile dalle immagini...

Una  colonna sonora collega le varie scene, dà  ‘tono , intensifica la drammaticità di un dialogo , sottolinea gesti, commenta e  anticipa eventi, catturando l'attenzione.

Cos'ha fatto, allora il nostro David Garrett? Ha "raccolto" dalla sua memoria tracce storiche, potremmo dire, di film americani, di cartoni animati, di 'games' e li ha uniti in uno che si prefigura essere tra gli album più ricchi, originali e accattivanti.

foto da https://www.instagram.com/p/CF2TGPkHwUQ/
















“Alive – My Soundtrack” uscirà il 9 Ottobre su tutte le piattaforme, digitali e non e, anticipato da qualche video, ha attratto l'attenzione dei milioni di fan fedelissimi ma anche di riviste, siti di musica.

Che David non abbia mai posto confini tra i generi, è risaputo ; in questo album, tuttavia, è talmente vario il materiale proposto che davvero la curiosità è tanta!

Qualcuno dei brani inseriti esiste eseguito da violinisti di buona fama... Senza intenzione di fare paragoni o valutazioni,  salta subito "all'orecchio" un'impostazione degli arrangiamenti totalmente nuova e originale.

 Prendiamo "Happy", il secondo video rilasciato: tocco essenziale, sonorità moderne, trascinante ma non 'infiorita' da inutili orpelli musicali. Se questi sono i presupposti, l'album riserverà piacevoli sorprese. Compresi i  brani classici forti e travolgenti, o  le melodie del mondo Disney.




L’album ‘Alive – My Soundtrack’ esce in tre diverse versioni (CD Standard, 2 CD Deluxe e Digitale). Queste le tracce per ciascun formato:

CD Standard (16 tracce)

Stayin’ Alive (La febbre del sabato sera)
What A Wonderful World (Good Morning, Vietnam)
Happy (Cattivissimo me 2)
Paint It Black (Full Metal Jacket)
Beauty And The Beast (La Bella e la Bestia)
Hit The Road Jack (Ray)
Dance Of The Knights (Romeo + Juliet)
Shallow (A Star Is Born)
Enter Sandman (A Year And A Half In The Life of Metallica)
Circle Of Life (Il Re Leone)
Thriller (Thriller)
Confutatis (Amadeus)
Let it Go (Frozen)
Bella Ciao (La Casa di Carta – Serie originale Netflix)
7th Symphony (Allegretto) (Il Discorso del Re)
Game Rhapsody

2 CD Deluxe (23 tracce)
CD 1 (come la versione Standard)
CD 2
Tarantella Napoletana (Silent Movies during the 1920’s)
Hoe-Down (He Got Game)
Imagine (Imagine)
Come Together (St. Pepper’s Lonely Hearts Club Band)
You’ll Never Walk Alone (Carousel)
Amazing Grace (Batman vs. Superman)
Prelude C# minor (Locke & Key – Serie originale Netflix) non disponibile in digitale

Digitale (22 tracce)
CD 1 + CD 2 tranne la traccia numero 7

E per il pubblico italiano l’appuntamento live con David Garrett è per l’estate 2021, quando il violinista sarà sul palco romano delle Terme di Caracalla il 26 luglio. A questa data seguiranno poi i concerti indoor nelle arene durante l’autunno.

Foto di Christoph Köstlin da Ufficio Stampa Universal Music
FONTE:https://www.revenews.it

domenica 7 giugno 2020

Méditation - Thais nella splendida esecuzione di David Garrett


Jean Veber – Thaïs, copertina  del libretto dell' opera  di Jules Massenet (1894)

«Si tratta di un intermezzo strumentale per violino, tratto dalla comédie lyrique Thaïs di Anatole France . La storia narra di una bellissima cortigiana, che fa innamorare di sé ogni uomo rendendo la corte di Alessandria d’Egitto un luogo di lussurie. Il monaco cenobita Athanaël cerca di convertirla a una vita più spirituale. E riesce nell’intento: Thaïs cambia vita e abbandona la strada del vizio. Sfortunatamente, però, il monaco Athanaël si innamora anch’egli di Thaïs. Ma lei è ormai cambiata e intona un canto meditativo che tocca i vertici del sublime». (cit. Uto Ughi)

Il brano – per violino e orchestra, ma incantevole anche nella riduzione cameristica per violino e pianoforte – è un intermezzo fra la scena in cui si è svolto l’incontro di Thaïs con Athanaël e la decisione della donna di lasciare la precedente vita per consacrarsi a Dio.
Jules Massenet (1842-1912) annota sul pentagramma il titolo di “Méditation”, proprio a sottolineare la solennità del momento in cui la cortigiana decide di mutare vita, dando ancora una volta dimostrazione di quanto la musica sia in grado di leggere gli stati d’animo, di colorare un’emozione particolare, o di suggerire alle donne e agli uomini di ogni tempo un percorso di distacco e di elevazione dalle afflizioni terrene.
La musica descrive il travaglio di Thaïs nel momento della scelta decisiva. Massenet aggiunge al brano l’indicazione agogica di “Andante religioso”, per rendere musicalmente l’emozione della conversione di un’anima. Il brano è introdotto dall’arpa, sulla quale entra il violino con la linea melodica principale, ripetuta due volte, per poi far partecipare l’orchestra segnata da un andamento animato che diventa a poco a poco appassionato. Dopo una sorta di cadenza rientra il violino con il tema principale, e dopo averlo ripetuto due volte si riunisce all’orchestra per terminare di nuovo da solista.
E’ stato scritto che la dolcezza della Méditation per violino e orchestra ha oscurato la bellezza dell’intera opera, Thaïs, che tuttavia contiene pagine di raro lirismo.
(Fonte:https://www.fondazionegraziottin.org/)

Quanto sopra detto, lo ritroviamo nelle esecuzioni di molti grandi violinisti.
Qui non si tratta tanto di sfoggiare tecnica , quanto di rendere attraverso l'archetto che scorre sulle quattro corde un percorso emotivo che passa dalla delicatezza, al pathos, all'incertezza sempre permeati di passione. Una passione che in questo caso necessita di  toni più che intensi trattandosi di una scelta definitiva della propria vita ( Thaïs e la sua conversione)

David Garrett penetra nel brano totalmente, lo esegue un tantino più lento-rispetto, ad esempio, al grande Uto Ughi- ma riesce a rendere ancora  più vivo e sofferto, il momento emotivo della protagonista Thaïs e  di ciò che Massenet voleva esprimere .
QUI  vi è  la conferma...

giovedì 7 maggio 2020

Quella "chimica" speciale tra David Garrett e Beethoven...




FOTO TRATTE DAL SITO UFFICIALE  CON  COPYRIGHT 
https://www.david-garrett.com/2011/06/27/legacy/

“Noi, esseri finiti, personificazioni di uno spirito infinito, siamo nati per avere insieme gioie e dolori; e si potrebbe quasi dire che i migliori di noi raggiungono la gioia attraverso la sofferenza.”
(Beethoven)

Beethoven, concerto op. 61
L’unico concerto per violino e orchestra scritto da Ludwig Van Beethoven (1770-1827) fu eseguito per la prima volta nel 1806 da Franz Clement, che nel bel mezzo dell’esecuzione, appena dopo il primo movimento, pare abbia sospeso il concerto iniziando a suonare delle variazioni proprie sulla prima parte del concerto. In seguito a questa vicenda la composizione venne totalmente abbandonata da Beethoven, che non volle apportare nessuna modifica. Il successo di cui tutt’oggi gode si deve a Felix Mendelssohn, che, come fece con la Passione secondo Matteo di J. S. Bach, fece brillare questo concerto della luce che meritava, con un’esecuzione nel 1844 con al violino il giovane quattordicenne Joseph Joachim.

Con i suoi tre movimenti, con l’equilibrio tra solista e orchestra, con l’equilibrio tra virtuosismo, tecnica e melodia, con l’equilibrio tra intensità, profondità, leggerezza e gioco, questo concerto è forse la prova che la perfezione esiste.
Il primo movimento (Allegro ma non troppo) si apre con una chiara idea ritmica esposta dal solo timpano, sopra il quale successivamente si sviluppa un canto melodioso dell’orchestra. Ritmo e melodia convivono, e l’uno non potrebbe sopravvivere senza l’altro, sono parte di una stessa unità.

Questa unità, che è la ragione della perfezione di questo concerto, rende però il tutto stranamente asimmetrico. L’imperfezione dell’orecchio umano fatica un po’ ad adattarsi a questa situazione, per questo Beethoven lascia all’orchestra una lunga introduzione, prima di far entrare il solista con una breve cadenza, volta, dopo aver esibito passaggi tecnicamente complessi, a ribadire il tema iniziale.

Con un dialogo costante e magico tra solista e orchestra il tema viene riproposto, variato; quando l’orchestra è più lineare e distesa allora il solista è più frenetico e ritmico, e viceversa. Momenti di assoluta felicità vengono poi spenti in modo geniale da cambi di modo e di dinamiche, che a loro volta verranno sostituiti di nuovo da nuova luce e da nuova speranza. A chiudere il cerchio perfetto del primo movimento è la cadenza, quella tradizionalmente eseguita, scritta con altrettanta genialità da F. Kreisler.
Si è parlato di perfezione di equilibri tra ritmo e melodia nel primo tempo che si trasforma in perfezione di equilibri tra “solo” e “tutti” nel secondo (Larghetto).
Forse l’unico concerto in cui il solista, pur esibendo la sua bravura tecnica e virtuosa, accompagna per quasi tutto il movimento l’orchestra, che sostiene il tema principale.
Il solista riemerge e riconquista pienamente il suo “ruolo” nel collegamento al terzo movimento (Rondò: Allegro). In questo movimento il solista dà l’esempio di tema che dovrà essere imitato ed elaborato dall’orchestra durante il percorso verso la conclusione. Lo stato d’animo si è trasformato, da una dolcezza e una malinconia suggestiva, a un gioco e un divertimento leggero che porta alla cadenza del solista che poi si ricongiunge perfettamente all’orchestra, grazie ancora una volta all’unione e indissolubilità di ritmo (rappresentato dell’orchestra) e melodia (rappresentata dal solista con i trilli conclusivi della cadenza).
E, come ogni cerchio che si rispetti, il movimento si chiude con lo stesso tema con cui aveva iniziato

Questa analisi dell'opera è molto chiarificatrice riguardo ciò che il nostro Artista DAVID GARRETT  afferma quando, nel 2011, con l'album LEGACY ”, uscito nel novembre 2011 per la DECCA, incide il suddetto concerto di Beethoven che  definisce come “l’apogeo del repertorio per violino” (unitamente a brani scelti di Fritz Kreisler)
 fonte  : http://quinteparallele.net/

E...ASCOLTIAMO
E AMMIRIAMO

QUI un assaggio

QUI L'INTERO CONCERTO

giovedì 12 marzo 2020

Niccolò Paganini: la leggenda, il mito, l'eccellenza e l'interpretazione di David Garrett ne "Il violinista del diavolo"






























La figura di Niccolò Paganini è una delle più affascinanti della nostra storia: la sua modernità, il successo con le donne, la prodigiosa abilità delle sue lunghe dita nel praticare il pizzicato sulle corde di violino e nel manovrare l'archetto, al pari del mistero su alcuni periodi della sua vita ne hanno alimentato la leggenda. Al cinema è stato incarnato varie volte, nel 1923 dal futuro maggiore Strasser di Casablanca, il grande attore tedesco Conrad Veidt, nel 1946 dal suadente brizzolato Stewart Granger in un film romantico e nel 1989 in una famigerata versione da Klaus Kinski, letteralmente ossessionato dalle similitudini tra la sua vita, sotto il segno della sregolatezza tipica del genio, e quella di Paganini. La migliore interpretazione che ricordiamo, anche ma non solo per l'aderenza fisica, è quella del compianto Tino Schirinzi in un bello sceneggiato televisivo del 1976.

QUI  i video dello sceneggiato del 1976





Immaginate un ragazzo, intento a imparare i primi rudimenti di musica dal padre che lavora nel porto di Genova. Sentite le note alzarsi tra i vicoli stretti, impastati di mare e fatica. Il suo nome, Nicolò Paganini. Ora pensate a quelle stesse note perdersi nel mare, attraversare la storia, e arrivare nelle mani di un altro giovane musicista, capace di farle suonare ancora attraverso il suo più celebre strumento...






































...quel musicista è David Garrett  che  nella sua carriera ha avuto la fortuna di suonare strumenti importanti: «Un Guarneri del Gesù soprannominato da Paganini il Cannone uno dei due violini più famosi al mondo, insieme al Messiah di Stradivari. Non solo per la bellezza, ma anche per il suono e soprattutto per le condizioni di conservazione, fondamentali per la qualità sonora».Un legno che sembra aver catturato ogni piega di storia vissuta, custodendo l'animo di chi l'ha suonato. In primis di quello stesso Paganini a cui Garrett ha anche prestato il corpo, e soprattutto la voce musicale, nel film "Il violinista del diavolo", presentato proprio in anteprima a Genova nel 2014.
© Picture Alliance


© Picture Alliance
Come concertista, Garrett condivide con Paganini la vita di tournée, i rapporti con gli impresari e coi fan, il successo con le donne (supponiamo) e il fatto di essere una personalità di rilievo. E solo un virtuoso del violino, a suo dire, sarebbe stato capace di rendere giustizia a Paganini. Per il timore di assistere all'ennesimo spettacolo di un attore che fa manifestamente finta di suonare, ha dunque deciso non solo di eseguire e riarrangiare la colonna sonora del film, ma anche di interpretarlo.

Saggiamente, Bernard Rose e David Garrett lasciano sulle spalle di altri e ottimi attori il peso di sostenere l'interpretazione del film, a partire dal sempre bravissimo Jared Harris nel ruolo del mefistofelico impresario, mentre il protagonista ha poche scene di dialogo e parla soprattutto con la voce del suo strumento. Quando sulla scena impugna l'archetto e dà vita alle armonie, ai capricci e alle bizzarre contaminazioni di Paganini, il film prende vita e vola. Non ci si sofferma sulla biografia  (anche se tutti i particolari tecnici sono esatti, come ci ha raccontato proprio Garrett), il film evidenzia più la leggenda del patto col diavolo che  una vita ancora avvolta nell'ombra, caratterizzata dall'idolatria del pubblico e dall'odio dei fanatici.
 La messinscena è curata e la storia è al tempo stesso romantica e tragica, come quelle degli sceneggiati di un tempo. Non manca un amore infelice che farà sospirare il pubblico femminile, ma il motivo migliore per vedere questo film  è il fatto di potere non solo ascoltare ma anche vedere la musica di uno dei nostri più grandi e moderni artisti, evocata dallo straordinario omaggio di un suo emulo nato 200 anni dopo di lui.

 E' una rielaborazione del secondo movimento (adagio flebile con sentimento) del concerto per violino n.4 in Re minore di Paganini. Garrett l'ha magistralmente ripresa ma la fonte da cui sgorga la melodia e' del Grande genio.
 

IL FILM E' ACQUISTABILE IN DVD qui (anche con Bonus Cultura) 
https://www.amazon.it/Violinista-del-Diavolo-DVD/dp/B00KVFGUNU




FONTI : https://www.broadwaypictures.it/435775199

venerdì 1 novembre 2019

"ILLIMITATO" DAVID GARRETT- IL TOUR 2019




" -Qual è l’outfit più “cool” per suonare dal vivo? 
David:- Mmmm… Il look? Più che i vestiti, credo che sia l’attitudine di una persona a definire se lei sia “cool” o meno”. Conta come ti poni sul palco». "
E ancora...
"-Ma un brano rock-metal è più facile da suonare rispetto a uno classico. O no?
 David:- Dipende dal livello della tecnica dei musicisti. Una canzone rock la puoi suonare facilmente oppure avere l’ambizione di arrangiarla in modo che richieda molta tecnica, come piace fare a me. In ogni brano che suono ho voglia di mettermi alla prova. Detto questo, c’è anche roba classica facile da suonare. Sembra sempre che la classica sia difficile e riservata ai virtuosi, ma non è sempre così." (da un'intervista su https://www.larena.it/)

Direi che le risposte di David  siano un po' l'essenza dei live, del suo modo di pensare e di ciò che vuole dare al pubblico.
Nessun limite tra i generi, nessun limite per lui che ambisce a creare nei concerti quellasimbiosi tra luci, suoni, colori e brani. Questi ultimi, suonati con rare interruzioni e suoi interventi, si intrecciano passando dal rock alla ballata, al pezzo classico puro e a quello rivisitato.
Tutto questo è stato UNLIMITED - GREATEST HITS - LIVE 2019. E soprattutto, tanto lavoro, molti viaggi, poco tempo libero. Ma con passione, tanta...e tanta volontà.

Un mese di Maggio intensissimo tra Germania, Svizzera e Austria :Chemnitz-Erfurt-Messe Erfurt,Berlino-Dortmund-Oberhausen-Colonia-Zurigo-Stoccarda-Hannover-Brunswick-Lipsia-Brema-Schwerin-Kiel-Amburgo-Mannheim-Francoforte sul Meno-Monaco di Baviera-Vienna.

Ripresa a Settembre : Tbilisi, Georgia-Arena di Verona-Reggia di Caserta-Tel Aviv-Istanbul-Skopje-Praga-Cracovia-Łódź-Danzica-Vilnius-Riga-Tallinn-Cruise with David & his band on the Queen Mary 2.

La crociera...ambita occasione di 'convivere' sulla stessa nave, assistere ai concerti- tre ne ha dati-nonché  workshop, jam session, lezioni, talk show ha concluso il tour soddisfacendo migliaia di persone provenienti da varie parti del mondo . E David li ha 'ringraziati con una sessione di autografi, quest'anno comodamente seduto su un tavolo, senza troppe etichette.
E così ci piace molto
                                                                                                                                         












































E  ricordiamo soprattutto i due concerti in ITALIA!
VERONA (giusto qualche assaggio...)



E IL CONCERTO NELLA STUPENDA CORNICE DELL'APERIA PRESSO LA REGGIA DI CASERTA. Concerto intimo ed elegante



Momento bellissimo con la sua mamma sul palco


Bel video da TEL AVIV

giovedì 22 agosto 2019

Claude Debussy, Clair de lune e David Garrett







CHIARO DI LUNA


Chiaro Di Luna è  un brano di Debussy nella Suite Bergamasque, in cui l’autore si ispira a una poesia del francese Paul Verlaine.



Votre âme est un paysage choisi 
Que vont charmant masques et bergamasques
Jouant du luth et dansant et quasi 
Tristes sous leurs déguisements fantasques.
Tout en chantant sur le mode mineur 
L'amour vainqueur et la vie opportune 
Ils n'ont pas l'air de croire à leur bonheur 
Et leur chanson se mêle au clair de lune,
Au calme clair de lune triste et beau, 
Qui fait rêver les oiseaux dans les arbres 
Et sangloter d'extase les jets d'eau, 
Les grands jets d'eau sveltes parmi les marbres.

La vostra anima è uno paesaggio prediletto
che vanno incantando maschere e bergamaschi
suonando il liuto e danzando, quasi
tristi nei loro bizzarri travestimenti!
Cantando in tono minore
l'amore vittorioso e la vita opportuna
non han l'aria di credere alla loro felicità
e il loro canto si fonde col chiaro di luna,
col calmo chiaro di luna triste e bello
che fa sognare gli uccelli negli alberi
e singhiozzare estasiati gli zampilli,
gli alti zampilli, slanciati fra i marmi.

“De la musique avant toute chose”, « Musica prima di tutto », cosi teorizzava Verlaine e in questa
poesia intitolata Chiaro di Luna, non solo parole e ritmo rispettano questo principio ma il tema stesso è musicale: personaggi mascherati usciti da un dipinto di Watteau, ballano (il Bergamasco è una danza popolare), suonano e cantano. L’atmosfera tuttavia non è allegra ma malinconica e sfumata. Come spesso avviene nella poesia di Verlaine, lo stato d’animo si materializza nel paesaggio, un parco indefinito sotto la luce incerta della luna.

CLAUDE DEBUSSY – Clair de Lune
E’ il terzo tempo della Suite Bergamasca, che quando fu pubblicata,non solo ottenne uno strepitoso successo tra i pianisti, ma venne trascritta anche per vari strumenti e complessi strumentali. La “Suite bergamasque” è una delle più famose suite pianistiche di Debussy: iniziò la sua scrittura nel 1890 a 28 anni ma non la pubblicò fino al 1905.

L’apertura del brano è come se fosse sospesa a mezz’aria. Degli accordi di sei suoni cantano all’inizio e preparano l’entrata di un nuovo tema morbidamente arpeggiato che progressivamente si
anima fino all’espansione lirica nel registro sempre più acuto; infine la prima sezione viene ripresa e
variata, concludendosi nella coda in dissolvimento
(fonte http://www.music-box.it/sites/default/files/pdf/ESAMI/AL%20CHIARO%20DI%20LUNA.pdf )

«La musica è una matematica misteriosa i cui elementi partecipano dell’Infinito. Essa è responsabile dei movimenti delle acque, del gioco delle curve descritte dalle brezze mutevoli; niente è più musicale di un tramonto. Per chi sa guardare con emozione, la più bella lezione di “sviluppo”, scritta in quel libro letto non abbastanza assiduamente dai musicisti, è la Natura». afferma Debussy

QUI "CLAIRE DE LUNE" eseguita da DAVID GARRETT




lunedì 12 agosto 2019

Le impressioni di David Garrett nel libretto dell'album giovanile "Ciajkovskij / Conus: concerti per violino"





 Dal libretto che accompagna l’album  inciso da David a Mosca e uscito nel 2001 Ciajkovskij / Conus: concerti per violino


ACQUISTABILE IN AMAZON A QUESTO LINK:



"IMPRESSIONI MOSCOVITE"
di David Garrett
 Il proposito di registrare a Mosca i concerti per violino di Tchaikovskij e di Conus mi ha offerto un’esperienza memorabile e commovente. Oltre alle impressioni artistiche raccolte in questo soggiorno, il viaggio nella Russia democratica di oggi è stato per me l’occasione di fare conoscenza con la patria dei miei avi e di scoprire le mie “radici” russe. La mia nonna paterna era dovuta fuggire dalla dittatura stalinista e il mio bisnonno era morto in un campo di concentramento in Siberia. Salendo sul palco, davanti al pubblico moscovita, ho sentito fuggevolmente la nostalgia che ha dovuto invadere l’animo di molti musicisti russi dopo aver lasciato il loro paese natale.
Per comprendere meglio la musica di Tchaikovskij, prima della registrazione avevo studiato molto da vicino la sua personalità. L’ambiguità del suo rapporto con le donne, le sue angosce di abbandono, dovute alla morte precoce della madre, una immaginazione particolarmente forte che minacciava di cancellare in lui il limite tra sogno e realtà sono alcune impressioni che, fra le altre, mi hanno aiutato a percepire nella musica il riflesso della sua vulnerabilità psichica e di tenerne conto nella mia interpretazione.
Ma le mie sensazioni personali in questo primo viaggio in Russia sono state ugualmente importanti. Nonostante l’ottima preparazione, mi mancava ancora un vero legame affettivo con la musica di Tchaikovskij. Arrivato a Mosca, il giorno prima della registrazione, decisi spontaneamente di fare una lunga passeggiata in centro città, e in quell’occasione incontrai un gruppo di ballerini di strada e degli eccellenti musicisti la cui espressività, slancio e temperamento mi avrebbero contagiato e ispirato.
La sera del giorno dopo, quando arrivai nella grande sala del conservatorio per la prima prova, fui immediatamente colpito dalla bellezza di quella sala da concerto. La sua atmosfera intima, da cui emanava un misterioso sentimento di benignità e sicurezza, controbilanciava perfettamente, per me, l’aspetto grandioso che avevo cercato, e trovato, nel concerto di Tchaikovskij. Pensando a tutti gli artisti che mi avevano preceduto in quella sala, mi sentivo invaso da una fierezza mista a venerazione. Il sentimento euforico che aveva risvegliato in me la sala, rischiarata dai radi candelabri, è indimenticabile, così come l’incanto della sua acustica del tutto particolare. Mi ricordo che l’introduzione dell’orchestra, che sa molto spesso di routine, irradiava quel giorno una magica bellezza. Si apriva davanti a me un universo di sogno, i cui segreti insondabili accendevano la mia curiosità.
L’Orchestra Nazionale di Russia, sotto la direzione di Michaïl Pletnev, esprimeva con una nobiltà incomparabile il carattere appassionato di quella musica. Suonare insieme divenne un atto di creazione perché in quell’istante scoprivamo l’opera come se fosse la prima volta. Grazie alla generosità della Pianificazione delle Registrazioni, ci siamo potuti lanciare in un vero percorso di esplorazione musicale che non sarebbe mai stato possibile nell’atmosfera sterilizzata di uno studio. Quella sera, dopo che l’ultima nota ebbe preso il volo, ci sembrò che lo spirito di Tchaikovskij fluttuasse intorno a noi e spero che questa sensazione sarà condivisa dagli ascoltatori del nostro CD." 





Si ringraziano Giulia Costa e Lisa Almagi per  la traduzione e il "David Garrett fan club Italy"



venerdì 9 agosto 2019

David Garrett il 17 settembre 2019 alla Reggia di Caserta: è già sold out. Riempiamo L'arena di Verona, ora!

E' stata una stupenda sorpresa la seconda data  che David Garrett ha voluto regalare all' Italia!
In tre giorni si è giunti al sold out  per 'Un 'Estate da re' che si svolgerà il 17 settembre all'Aperìa della Reggia di Caserta


L'evento promosso da IMARTS  (cliccare per aprire), in pochissimi giorni è già sold out !
A dimostrazione di quanto l'Italia apprezzi il nostro Artista, sia in veste classica (come saranno quasi tutte le serate di "Un'Estate Da Re" (cliccare per aprire) dal 28 agosto al 29 settembre 2019

QUALCHE NOTIZIA SULLA LOCATION...



L’immenso parco della Reggia di Caserta può vantare una serie di opere di assoluto prestigio. Al suo interno si celano laghi, cascate, giardini e addirittura un piccolo castello circondato da un fossato, in pieno stile medievale. Tra le tante meraviglie spicca l’Aperia, una delle prime opere realizzate durante la costruzione del complesso. Ma a cosa serviva originariamente?

Una cisterna per la Reggia di Caserta

Tra le caratteristiche più spettacolari della Reggia di Caserta merita sicura menzione la famosa via dell’acqua. Un lungo viale abbellito con vasche, canali sotterranei e cascate, impreziosito dall’effetto ottico che è possibile ammirare affacciandosi dal palazzo.

Per alimentare tutto questo Vanvitelli realizzò una delle opere più maestose del Settecento europeo: l’Acquedotto Carolino. Compito di tale meraviglia era (ed è tuttora) trasportare l’acqua necessaria per rifornire le fontane del parco. Circa 40 km di tubature che, con una semplice pendenza, consentono un approvvigionamento continuo alla rete idrica del complesso partendo dalle sorgenti del Fizzo. Ma in caso di guasto o periodi di siccità l’architetto napoletano aveva pronta un’alternativa

Vanvitelli realizzò infatti un’immensa vasca dove immagazzinare una riserva d’acqua piovana per fronteggiare qualsiasi imprevisto. Tale serbatoio si trovava proprio dove è collocata oggi l’aperia, vicino alla cascata che battezza il lungo vialone centrale. L’acquedotto vanvitelliano, tuttavia, si rivelò talmente efficiente da non render necessario l’utilizzo della cisterna. Ma perché il nome aperia allora


Da allevamento per le api a flora: l’evoluzione dell’aperìa

Con l’avvento dei francesi nel Regno di Napoli, la Reggia di Caserta divenne la residenza della nuova reggenza. Diverse modifiche ed interventi investirono il complesso, tra cui la sezione della cisterna. Questa venne trasformata in un allevamento di api per la produzione del miele (ecco il perché del termine aperìa). Le api svolazzarono felici nel loro ambiente per circa vent’anni, fino all’arrivo di Francesco II. L’ultimo Re delle Due Sicilie effettuò infatti alcuni interventi all’interno della Reggia, tra cui la riconversione dell’aperia in una piccola flora per la coltivazione di piante arboree. Lo spazio fu arricchito con la scultura di Tommaso Solari raffigurante Cerere, realizzata nel 1761 su volontà dello stesso Vanvitelli (ma mai utilizzata).

Il terreno venne diviso in cinque appezzamenti, soprannominati scolle, con ambienti riscaldati e raffreddati artificialmente. Un piccolo gioiello d’ingegneria in pieno stile Neoclassico.

Dopo la fine del Regno delle Due Sicilie, la Reggia di Caserta fu utilizzata principalmente dai corpi militari (qui si firmò uno dei documenti più importanti della Seconda guerra mondiale). L’area della flora voluta da Francesco II finì con l’essere quasi del tutto abbandonata. Negli ultimi anni, tuttavia, vari restauri hanno restituito a casertani e turisti la possibilità di scoprirne la bellezza. Ed ogni estate sono ormai di routine, al suo interno, concerti e spettacoli serali. Un modo davvero piacevole per godersi questa piccola meraviglia.



ORA, si tratta di riempire anche L'Arena di Verona' , restano dei posti in gradinata libera , economici, e da cui si può godere del fantastico spettacolo di proiezioni e luci e dove l'acustica è perfetta 



sabato 20 luglio 2019

David Garrett: Concerto per violino op. 77 di Johannes Brahms

Il Concerto per violino op. 77 è oggi universalmente considerato come una delle composizioni più riuscite di Johannes Brahms e rappresenta uno dei concerti per violino più famosi nella storia della musica.
Alle prime esecuzioni il Concerto apparve sicuramente piuttosto difficile sia a causa dell'ampiezza della sua concezione, sia per il linguaggio rigoroso adottato. La tradizionale contrapposizione tra solista e orchestra, solitamente dominata dal virtuosismo del solo, è ignorata dall'autore, che invece ricerca l'equilibrio fra solista e orchestra.
 I requisiti tecnici per gli assolo sono formidabili, con uso generoso di rapidi passaggi di scala e variazioni ritmiche.
Anche la scelta fatta da Brahms del Re maggiore per il concerto è significativa. Poiché il violino è accordato Sol/Re/La/Mi, le corde aperte aggiungono brillantezza al suono. È probabilmente per questa ragione che questa stessa tonalità è stata utilizzata in molti altri concerti, come in quelli di Beethoven e di Tchaikovsky. Nonostante capiti spesso, purtroppo, che i manoscritti dei capolavori musicali svaniscano nel nulla nel corso del tempo, il manoscritto originale del Concerto per violino di Brahms è fortunatamente assicurato alla posterità. Il violinista Fritz Kreisler lo ha infatti acquistato e nel 1948 lo ha affidato alla Library of Congress di Washington, dove è tuttora custodito.

Fonte : www.david-garrett-fans.com - 2007
Officiel Fansite International


Nel 2007, in Italia, David esegue questo concerto.
Qui stralci dall'articolo di https://milano.corriere.it/ del 23 febbraio 2007

"David Garrett, ecco il «bello» del violino"
È l'occasione per ascoltare un vero talento, un ragazzo che vive la vita e lo stile di oggi, ma che non gioca a modernizzare i classici
Con i capelli lunghi, la barbetta incolta, i jeans a vita bassa, il fisico (e le pose) da modello, David Garrett sembra più un cantante pop che non un violinista classico. Ma le perplessità di chi non ama lasciarsi ingannare dalle «icone» merceologiche si disperdono subito, appena lo si sente suonare. Il ventisettenne maestro (tedesco di Aquisgrana, ma di famiglia in parte statunitense) ha debuttato giovedì sera al teatro Dal Verme e torna ad esibirsi in replica sabato alle 17, con l'Orchestra dei Pomeriggi Musicali diretta da Gabor Otvos. È l'occasione per ascoltare un vero talento, un ragazzo moderno, che vive la vita e lo stile dei nostri giorni, ma che non gioca a modernizzare i classici. Tutt'altro. David Garrett è un ex enfant prodige: debutto a dieci anni con la Filarmonica di Amburgo, a 14 anni incideva Mozart con Abbado, a 17 suonava con Zubin Mehta e la Filarmonica di Monaco. Già allievo di Itzhak Perlman, vanta encomi illuistri: «Suona in un modo semplicemente meraviglioso» ha detto di lui Yehudi Menuhin. «È uno dei più dotati quattordicenni che io abbia mai ascoltato - ha dichiarato Isaac Stern -, anzi devo sempre ricordarmi che ha solo quattordici anni»

"Al Dal Verme, David Garrett propone un capolavoro dell'Ottocento, quale il Concerto per violino di Brahms. E con il suo violino Stradivari «San Lorenzo» del 1716 ne dà un'interpretazione sobria, ma molto lirica e luminosa. L'Orchestra, snella e tersa, e in questo poco brahmsiana, si accorda con singolare sintonia alla scioltezza cantabile del giovane solista, dal suono finissimo ed espressivo. Garrett ama tornire frasi minute e affilate, che il suo vibrato leggero mantiene intensamente romantiche, anche nella purezza del timbro. Con exploit di alto virtuosismo, specie nelle difficili scale di accordi nel primo Allegro"

Proponiamo due video dove è lampante l'affezione e l'ammirazione di questo grande autore , a  metà tra le tradizioni 'tzigane', il Romanticismo e la gioia delle 'improvvisazioni', soprattutto affidate al violino.

venerdì 7 giugno 2019

Un cannone che 'spara' poesia, potenza e magia: il violino di Niccolò Paganini e il genio di David Garrett





UN PO' SI STORIA:

Il violino di Niccolò Paganini è un Guarneri del Gesù fabbricato da Giuseppe Guarneri (detto anche "Guarnerius") nel 1743, trentanove anni prima della nascita del violinista genovese.
Gli storici paganiniani non sono ancora riusciti a identificare la persona che gliene fece dono: è probabile che sia stato un certo Livron, dilettante e uomo d'affari che operava a Livorno nel 1802.

Paganini chiamava il violino affettuosamente "il mio cannone" a causa del suo suono robusto....

Il Guarneri rappresentava per Paganini il prolungamento di se stesso, una specie di "longa manus", quasi un essere umano, capace di un vero e proprio "comportamento". Quando per ragioni di salute, Niccolò fu costretto a non usarlo per qualche tempo, ecco che lo strumento protestava: "il violino - scrive Paganini - sta con me alquanto corrucciato".....



Col passare degli anni la voce del suo "Cannone" si fa sempre più flebile, come la sua stessa voce, ormai destinata ad ammutolirsi del tutto a causa della tisi laringea che lo affligge da tempo. Alla sua morte, avvenuta a Nizza nel 1840, il Guarneri e una ricca collezione di altri strumenti ad arco passa al figlio Achille, ma secondo una precisa disposizione contenuta nel testamento, il Guarneri viene legato alla città di Genova "perché fosse perpetuamente conservato". Varie vicende di carattere ecclesiastico legale e burocratiche ritardano la consegna ufficiale dello strumento alla città natale di Niccolò, finchè nel luglio del 1851, con apposita cerimonia, il violino viene consegnato al Comune di Genova.
Nel 1937 il violino viene nuovamente aperto e restaurato dal liutaio Cesare Candi.
Il "Cannone" si può ammirare in una sala di Palazzo Tursi, sede del Municipio di Genova, all'interno di una teca, insieme alla copia del Vuillaume.

qui IL LINK dell'intero articolo scritto da Edward Neillhttps://www.niccolopaganini.it/il_cannone.php



Prima del concerto al Carlo Felice di Genova, il 14 Aprile 2016 David Garrett è stato ospite a Palazzo Tursi dove ha avuto l'onore (per sua stessa ammissione) di suonare il famoso Cannone di Paganini

 “Uno strumento è come un’opera d’arte – dice – ma la differenza è che lo strumento lo usi, è un pezzo di storia, parla anche di chi lo ha posseduto”



E ci ha deliziato così... Con uno dei brani della colonna sonora del film Il Violinista del Diavolo, "Io ti penso amore" , dove interpretava Paganini



venerdì 5 aprile 2019

David Garrett, Unlimited Greatest Hits – Un nuovo album e un nuovo tour per i 10 anni di carriera nel crossover

Questo Blog, come detto all' inizio,è una raccolta di pensieri, riflessioni, video, che riguardano David Garrett in tutto il suo percorso di violinista talentoso ed originale.

Ora, tuttavia, non posso prescindere dal 'promozionare' l'ultimo lavoro e l'imminente tour .
Questa diffusione, oltre che doverosa da parte di chi lo segue, è anche un 'auspicio'per poter godere di altri concerti in Italia. Perchè i seguaci dell'artista sono sempre più numerosi....perchè la musica di David e, soprattutto il modo di porla al pubblico, non può che catturare.
 E difficilmente si esce da questa bellissima 'rete di note' !



“Unlimited”, il primo Greatest Hits di David Garrett in uscita il 26 ottobre 2018, somma perfettamente il percorso intrapreso fino ad oggi dal celebre violinista: contiene 21 canzoni (37 nella Deluxe Edition).

Garrett, 5 volte vincitore dell’ECHO Klassik e 3 volte dell’ECHO Pop, rivisita i suoi hits partendo dal 2007 come “Viva La Vida,” “Smells Like Teen Spirit,” “Cry Me A River,” “Dangerous,” and “He’s A Pirate” (“Pirates Of The Caribbean”). Ma c’è anche molto materiale nuovo ed esclusivo: Garrett non solo ha registrato 6 nuovi brani per festeggiare i suoi 10 anni di brillante carriera crossover, ma ha aggiunto 4 nuove versioni acustiche di “Smooth Criminal,” “Walk This Way,” “Air,” “Asturias” oltre a un nuovo arrangiamento del brano “Toccata”.

«Per me è stato importante aggiungere qualcosa rispetto ad un tradizionale Greatest Hits. Sono voluto andare oltre così, anziché presentare solo le hits, l’idea è stata quella di aggiungere qualcosa di nuovo, registrare nuove canzoni mai fatte prima – afferma David Garrett -. Questo album significa molto per me perché segna un momento importante: il mio 10° anniversario. Naturalmente ho voluto celebrarlo con i miei fans, perché ho voluto ringraziarli con questo album. È un grande e sincero grazie ai fans per la loro lealtà, per aver sempre creduto in me, come uomo e come musicista. Il mio modo di dire grazie è presentare queste nuove canzoni, 6 classici che occupano un posto veramente speciale nel mio cuore». Le nuove interpretazioni di Garrett comprendono “Leningrad” (Billy Joel), “The Show Must Go On” (Queen), “Musica É” (Eros Ramazzotti), “She’s Out Of My Life” (Michael Jackson), “The Best Of Me” (David Foster) e “Hey Jude” (The Beatles).

David Garrett – Unlimited (Greatest Hits) è disponibile in versione standard (1 CD, 21 tracks), Deluxe Edition (1 CD, 21 tracks con Bonus CD con 16 tracks) e digitale.

CD1
1. Smooth Criminal (Acoustic Version 2018)
2. He’s A Pirate (“Pirates Of The Caribbean”)
3. Leningrad (2018)
4. Walk This Way (Acoustic Version 2018)
5. The Show Must Go On (2018)
6. Air (Acoustic Version 2018)
7. The 5th
8. Asturias (Acoustic Version 2018)
9. Musica É (2018)
10. Viva La Vida
11. Toccata (New Arrangement 2018)
12. Nothing Else Matters
13. Smells Like Teen Spirit
14. She’s Out Of My Life (2018)
15. Summer
16. Cry Me A River
17. Kashmir
18. The Best Of Me (2018)
19. Dangerous with the Royal Philharmonic Orchestra & Franck van der Hejden
20. Purple Rain
21. Hey Jude (2018)

CD2 (DELUXE EDITION ONLY)
1. Bitter Sweet Symphony
2. November Rain
3. Bolero
4. Duel Guitar Vs. Violin
5. Hungarian Dance No. 5
6. Summertime
7. The 5th (Ben Preston Remix)
8. Little Wing
9. Zorba’s Dance
10. Ain’t No Sunshine
11. Ma Dove Sei with Andrea Bocelli
12. I Have A Dream
13. Explosive with the Royal Philharmonic Orchestra & Franck van der Hejden
14. Por Una Cabeza with Martynas
15. Ode To Joy with Katherine Jenkins
16. Io Ti Penso Amore with Nicole Scherzinger




QUI TUTTE LE DATE DEI CONCERTI FINORA UFFICIALI 
https://www.facebook.com/pg/davidgarrettofficial/events/?ref=page_internal




Intervista a David - significato del titolo dell'album.
Unlimited è un motto di vita musicale per me. Ho sempre esteso i confini musicali, quindi dopo 10 anni di crossover è il concept perfetto per questo album!
Ottieni unlimited - i più grandi successi qui: http://bit.ly/david-album

venerdì 15 marzo 2019

L'anima di David Garrett nelle opere di Giuseppe Tartini

L'italiano Giuseppe Tartini ogni volta che sentiva suonare con destrezza diceva: «Questo è bello, questo è difficile, ma non parla all'anima!».

 David Garrett in questo 'Trillo del Diavolo' di Tartini fa arrivare il suo violino all'Anima. E' qui la sua grandezza! (p.s. Notare i giovani dell'orchestra che 'guardano' più David che non il direttore  ...! )

  Secondo un aneddoto, riportato dall'astronomo francese Jérôme Lalande nel libro "Voyage d'un Français en Italie, fait dans les années 1765 et 1766" ("Viaggio di un francese in Italia, fatto negli anni 1765 e 1766"), l'ispirazione che porterà alla nascita della sonata Il trillo del diavolo deriva da un sogno, fatto in una notte del 1713, descritto così dal compositore: «Una notte sognai che avevo fatto un patto e che il diavolo era al mio servizio. Tutto mi riusciva secondo i miei desideri e le mie volontà erano sempre esaudite dal mio nuovo domestico. Immaginai di dargli il mio violino per vedere se fosse arrivato a suonarmi qualche bella aria, ma quale fu il mio stupore quando ascoltai una sonata così singolare e bella, eseguita con tanta superiorità e intelligenza che non potevo concepire nulla che le stesse al paragone. Provai tanta sorpresa, rapimento e piacere, che mi si mozzò il respiro. Fui svegliato da questa violenta sensazione e presi all'istante il mio violino, nella speranza di ritrovare una parte della musica che avevo appena ascoltato, ma invano. Il brano che composi è, in verità il migliore che abbia mai scritto, ma è talmente al di sotto di quello che m'aveva così emozionato che avrei spaccato in due il mio violino e abbandonato per sempre la musica se mi fosse stato possibile privarmi delle gioie che mi procurava.»


 

sabato 9 marzo 2019

David Garrett e le 'sue' composizioni


In questa intervista italiana, in occasione del tour dell'ottobre scorso, David spiega i 'non-confini' tra i vari generi e si definisce semplicemente un musicista che ama suonare...


Tuttavia, accanto ai ri-arrangiamenti, mi piace porre l'accento sulle composizioni 'originali' dello stesso David che hanno tutte un denominatore comune: una forte melodia, qualche nota malinconica, insomma una musica che forse esprime una buona parte del 'sentire' del nostro artista.

 “Furious”, “Explosive”, o "Rock Prelude" dall'album Encore  hanno potenza e ritmo, altre, non molto diffuse, ci regalano un Garrett più dolce e romantico.

Mi riferisco a "Eliza's  Song"  da Virtuoso -2007, "New Day ","Chelsea Girl", "Winter Lullaby"  tutte da Encore 2008 . Proseguendo con "80s Anthem" ,"Rock Symphony"  da Rock Symphonies 2010, "Ma Dove Sei" e Melancholia/Lost Memory,da  Garrett Vs Paganini 2013 e  "Serenity instrumental", "Midnight Waltz"  da "Explosive"   2015.

In merito all'ultima traccia-che sembra essere dedicata a sua madre, ex prima ballerina-, David dice:  " Midnight Waltz è la mia interpretazione di un genere tradizionale e amato. Mentre stavo scrivendo, mi sembrava di usare un approccio leggermente diverso. Storicamente un valzer è sempre noto per essere molto leggero e positivo. Volevo cambiarlo e creare qualcosa di un po' più scuro con più profondità " .

Ascoltare alcuni di questi brani composti da lui, è l'unico modo per cogliere quel 'denominatore comune' sopra citato , e che fa entrare un po' meglio nel cuore di David , motore primario che lo spinge a comporre, suonare, emozionarsi, emozionare .








giovedì 28 febbraio 2019

Esattamente il 28 febbraio di due anni fa, David Garrett a Torino Auditorium Rai


David Garrett (fonte immagine: http://www.orchestrasinfonica.rai.it/)

"...Poi capita molto spesso che nel panorama dei talentuosi musicisti si affaccino anche persone particolarmente dotate di talento, di luminosità e soprattutto di quella capacità di saper comunicare talmente tanto con le loro esecuzioni, che non basterebbero libri e tomi per raccontarlo.

Così è successo questo martedì sera all’Auditorium Rai Toscanini, dove si è svolto in orario serale il “Concerto di Carnevale”, durante il quale l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai è stata diretta da uno straordinario Ryan MacAdams e ha ospitato sul palco il violinista tedesco David Garrett.

Una serata che già nel suo programma si riprometteva di essere particolare e sicuramente molto divertente: infatti, in occasione del martedì grasso, l’orchestra ha eseguito parecchie composizioni, brevi e allegre, quanto efficaci e che hanno fatto scappare un sorriso a tutto il pubblico. Quest’ultimo si è mostrato fin da subito eterogeneo: ragazzi e ragazzi di tutte le età, mamme e papà con i loro figli per potersi godere una serata durante le vacanze scolastiche, adulti e anziani tutte quanti incantati e silenziosi, concentrati solo sull’ascolto della musica.

Chi l’ha fatta da protagonista è stato indubbiamente il direttore d’orchestra: Ryan MacAdams, americano, classe 1982. Tolti questi dettagli, è stato in grado di trasmettere una tale energia ed empatia durante le due ore di concerto, che tutti gli occhi erano su di lui, sulla sua gestualità, sulla sua simpatia anche quando ha cercato di parlare correttamente in italiano, un po’ stentato, ma trasmettendo un messaggio profondo e sincero. Un giovane uomo dell’arte che durante un’esibizione della serata, sentendo provenire da un angolo della sala il pianto di un neonato, si è girato e ha lanciato una bacio con la mano verso la mamma del bimbo. Un piccolo, sincero gesto di tenerezza che ha rotto un pochino gli schemi da quella che è spesso il clima di austerità e religioso silenzio che caratterizza un concerto di musica classica."


Il secondo protagonista della serata (anche se appariva e scompariva dal palcoscenico a seconda dei pezzi proposti) è stato David Garrett: violinista, tedesco, alto, biondo e incredibilmente bravo. Un ragazzo che ha saputo unire la musica rock con quella classica, ha messo insieme Vivaldi e gli U2 e non solo, ma così facendo ha avvicinato nuovamente un pubblico più giovane, magari più restio all’ascolto della musica puramente classica. Due ore di assoluta e completa qualità, che ti lasciano un po’ di tristezza nel momento in cui finiscono, in quanto ne vorresti ancora e le tue orecchie non sembrano affatto stanche. Un concerto da risentire e da rivedere, con la possibilità di ascoltarlo su Radio 3 per il programma “Radio 3 Suite” e rivederlo su Rai 5.