giovedì 7 maggio 2020
Quella "chimica" speciale tra David Garrett e Beethoven...
FOTO TRATTE DAL SITO UFFICIALE CON COPYRIGHT
https://www.david-garrett.com/2011/06/27/legacy/
“Noi, esseri finiti, personificazioni di uno spirito infinito, siamo nati per avere insieme gioie e dolori; e si potrebbe quasi dire che i migliori di noi raggiungono la gioia attraverso la sofferenza.”
(Beethoven)
Beethoven, concerto op. 61
L’unico concerto per violino e orchestra scritto da Ludwig Van Beethoven (1770-1827) fu eseguito per la prima volta nel 1806 da Franz Clement, che nel bel mezzo dell’esecuzione, appena dopo il primo movimento, pare abbia sospeso il concerto iniziando a suonare delle variazioni proprie sulla prima parte del concerto. In seguito a questa vicenda la composizione venne totalmente abbandonata da Beethoven, che non volle apportare nessuna modifica. Il successo di cui tutt’oggi gode si deve a Felix Mendelssohn, che, come fece con la Passione secondo Matteo di J. S. Bach, fece brillare questo concerto della luce che meritava, con un’esecuzione nel 1844 con al violino il giovane quattordicenne Joseph Joachim.
Con i suoi tre movimenti, con l’equilibrio tra solista e orchestra, con l’equilibrio tra virtuosismo, tecnica e melodia, con l’equilibrio tra intensità, profondità, leggerezza e gioco, questo concerto è forse la prova che la perfezione esiste.
Il primo movimento (Allegro ma non troppo) si apre con una chiara idea ritmica esposta dal solo timpano, sopra il quale successivamente si sviluppa un canto melodioso dell’orchestra. Ritmo e melodia convivono, e l’uno non potrebbe sopravvivere senza l’altro, sono parte di una stessa unità.
Questa unità, che è la ragione della perfezione di questo concerto, rende però il tutto stranamente asimmetrico. L’imperfezione dell’orecchio umano fatica un po’ ad adattarsi a questa situazione, per questo Beethoven lascia all’orchestra una lunga introduzione, prima di far entrare il solista con una breve cadenza, volta, dopo aver esibito passaggi tecnicamente complessi, a ribadire il tema iniziale.
Con un dialogo costante e magico tra solista e orchestra il tema viene riproposto, variato; quando l’orchestra è più lineare e distesa allora il solista è più frenetico e ritmico, e viceversa. Momenti di assoluta felicità vengono poi spenti in modo geniale da cambi di modo e di dinamiche, che a loro volta verranno sostituiti di nuovo da nuova luce e da nuova speranza. A chiudere il cerchio perfetto del primo movimento è la cadenza, quella tradizionalmente eseguita, scritta con altrettanta genialità da F. Kreisler.
Si è parlato di perfezione di equilibri tra ritmo e melodia nel primo tempo che si trasforma in perfezione di equilibri tra “solo” e “tutti” nel secondo (Larghetto).
Forse l’unico concerto in cui il solista, pur esibendo la sua bravura tecnica e virtuosa, accompagna per quasi tutto il movimento l’orchestra, che sostiene il tema principale.
Il solista riemerge e riconquista pienamente il suo “ruolo” nel collegamento al terzo movimento (Rondò: Allegro). In questo movimento il solista dà l’esempio di tema che dovrà essere imitato ed elaborato dall’orchestra durante il percorso verso la conclusione. Lo stato d’animo si è trasformato, da una dolcezza e una malinconia suggestiva, a un gioco e un divertimento leggero che porta alla cadenza del solista che poi si ricongiunge perfettamente all’orchestra, grazie ancora una volta all’unione e indissolubilità di ritmo (rappresentato dell’orchestra) e melodia (rappresentata dal solista con i trilli conclusivi della cadenza).
E, come ogni cerchio che si rispetti, il movimento si chiude con lo stesso tema con cui aveva iniziato
Questa analisi dell'opera è molto chiarificatrice riguardo ciò che il nostro Artista DAVID GARRETT afferma quando, nel 2011, con l'album LEGACY ”, uscito nel novembre 2011 per la DECCA, incide il suddetto concerto di Beethoven che definisce come “l’apogeo del repertorio per violino” (unitamente a brani scelti di Fritz Kreisler)
fonte : http://quinteparallele.net/
E...ASCOLTIAMO
E AMMIRIAMO
QUI un assaggio
QUI L'INTERO CONCERTO
giovedì 12 marzo 2020
Niccolò Paganini: la leggenda, il mito, l'eccellenza e l'interpretazione di David Garrett ne "Il violinista del diavolo"


La figura di Niccolò Paganini è una delle più affascinanti della nostra storia: la sua modernità, il successo con le donne, la prodigiosa abilità delle sue lunghe dita nel praticare il pizzicato sulle corde di violino e nel manovrare l'archetto, al pari del mistero su alcuni periodi della sua vita ne hanno alimentato la leggenda. Al cinema è stato incarnato varie volte, nel 1923 dal futuro maggiore Strasser di Casablanca, il grande attore tedesco Conrad Veidt, nel 1946 dal suadente brizzolato Stewart Granger in un film romantico e nel 1989 in una famigerata versione da Klaus Kinski, letteralmente ossessionato dalle similitudini tra la sua vita, sotto il segno della sregolatezza tipica del genio, e quella di Paganini. La migliore interpretazione che ricordiamo, anche ma non solo per l'aderenza fisica, è quella del compianto Tino Schirinzi in un bello sceneggiato televisivo del 1976.
QUI i video dello sceneggiato del 1976
Immaginate un ragazzo, intento a imparare i primi rudimenti di musica dal padre che lavora nel porto di Genova. Sentite le note alzarsi tra i vicoli stretti, impastati di mare e fatica. Il suo nome, Nicolò Paganini. Ora pensate a quelle stesse note perdersi nel mare, attraversare la storia, e arrivare nelle mani di un altro giovane musicista, capace di farle suonare ancora attraverso il suo più celebre strumento...
...quel musicista è David Garrett che nella sua carriera ha avuto la fortuna di suonare strumenti importanti: «Un Guarneri del Gesù soprannominato da Paganini il Cannone uno dei due violini più famosi al mondo, insieme al Messiah di Stradivari. Non solo per la bellezza, ma anche per il suono e soprattutto per le condizioni di conservazione, fondamentali per la qualità sonora».Un legno che sembra aver catturato ogni piega di storia vissuta, custodendo l'animo di chi l'ha suonato. In primis di quello stesso Paganini a cui Garrett ha anche prestato il corpo, e soprattutto la voce musicale, nel film "Il violinista del diavolo", presentato proprio in anteprima a Genova nel 2014.
© Picture Alliance
© Picture Alliance
Come concertista, Garrett condivide con Paganini la vita di tournée, i rapporti con gli impresari e coi fan, il successo con le donne (supponiamo) e il fatto di essere una personalità di rilievo. E solo un virtuoso del violino, a suo dire, sarebbe stato capace di rendere giustizia a Paganini. Per il timore di assistere all'ennesimo spettacolo di un attore che fa manifestamente finta di suonare, ha dunque deciso non solo di eseguire e riarrangiare la colonna sonora del film, ma anche di interpretarlo.Saggiamente, Bernard Rose e David Garrett lasciano sulle spalle di altri e ottimi attori il peso di sostenere l'interpretazione del film, a partire dal sempre bravissimo Jared Harris nel ruolo del mefistofelico impresario, mentre il protagonista ha poche scene di dialogo e parla soprattutto con la voce del suo strumento. Quando sulla scena impugna l'archetto e dà vita alle armonie, ai capricci e alle bizzarre contaminazioni di Paganini, il film prende vita e vola. Non ci si sofferma sulla biografia (anche se tutti i particolari tecnici sono esatti, come ci ha raccontato proprio Garrett), il film evidenzia più la leggenda del patto col diavolo che una vita ancora avvolta nell'ombra, caratterizzata dall'idolatria del pubblico e dall'odio dei fanatici.
La messinscena è curata e la storia è al tempo stesso romantica e tragica, come quelle degli sceneggiati di un tempo. Non manca un amore infelice che farà sospirare il pubblico femminile, ma il motivo migliore per vedere questo film è il fatto di potere non solo ascoltare ma anche vedere la musica di uno dei nostri più grandi e moderni artisti, evocata dallo straordinario omaggio di un suo emulo nato 200 anni dopo di lui.
E' una rielaborazione del secondo movimento (adagio flebile con sentimento) del concerto per violino n.4 in Re minore di Paganini. Garrett l'ha magistralmente ripresa ma la fonte da cui sgorga la melodia e' del Grande genio.
IL FILM E' ACQUISTABILE IN DVD qui (anche con Bonus Cultura)
https://www.amazon.it/Violinista-del-Diavolo-DVD/dp/B00KVFGUNU
FONTI : https://www.broadwaypictures.it/435775199
https://popcorntv.it/cinema/la-follia-di-niccolo-paganini-con-il-violinista-del-diavolo/460?refresh_ce
Sito ufficiale del film: www.teufelsgeiger-film.de/
Sito ufficiale di David Garrett: https://www.david-garrett.com/
Sito ufficiale del film: www.teufelsgeiger-film.de/
Sito ufficiale di David Garrett: https://www.david-garrett.com/
venerdì 1 novembre 2019
"ILLIMITATO" DAVID GARRETT- IL TOUR 2019
" -Qual è l’outfit più “cool” per suonare dal vivo?
David:- Mmmm… Il look? Più che i vestiti, credo che sia l’attitudine di una persona a definire se lei sia “cool” o meno”. Conta come ti poni sul palco». "
E ancora...
"-Ma un brano rock-metal è più facile da suonare rispetto a uno classico. O no?
David:- Dipende dal livello della tecnica dei musicisti. Una canzone rock la puoi suonare facilmente oppure avere l’ambizione di arrangiarla in modo che richieda molta tecnica, come piace fare a me. In ogni brano che suono ho voglia di mettermi alla prova. Detto questo, c’è anche roba classica facile da suonare. Sembra sempre che la classica sia difficile e riservata ai virtuosi, ma non è sempre così." (da un'intervista su https://www.larena.it/)
Direi che le risposte di David siano un po' l'essenza dei live, del suo modo di pensare e di ciò che vuole dare al pubblico.
Nessun limite tra i generi, nessun limite per lui che ambisce a creare nei concerti quellasimbiosi tra luci, suoni, colori e brani. Questi ultimi, suonati con rare interruzioni e suoi interventi, si intrecciano passando dal rock alla ballata, al pezzo classico puro e a quello rivisitato.
Tutto questo è stato UNLIMITED - GREATEST HITS - LIVE 2019. E soprattutto, tanto lavoro, molti viaggi, poco tempo libero. Ma con passione, tanta...e tanta volontà.
Un mese di Maggio intensissimo tra Germania, Svizzera e Austria :Chemnitz-Erfurt-Messe Erfurt,Berlino-Dortmund-Oberhausen-Colonia-Zurigo-Stoccarda-Hannover-Brunswick-Lipsia-Brema-Schwerin-Kiel-Amburgo-Mannheim-Francoforte sul Meno-Monaco di Baviera-Vienna.
Ripresa a Settembre : Tbilisi, Georgia-Arena di Verona-Reggia di Caserta-Tel Aviv-Istanbul-Skopje-Praga-Cracovia-Łódź-Danzica-Vilnius-Riga-Tallinn-Cruise with David & his band on the Queen Mary 2.
La crociera...ambita occasione di 'convivere' sulla stessa nave, assistere ai concerti- tre ne ha dati-nonché workshop, jam session, lezioni, talk show ha concluso il tour soddisfacendo migliaia di persone provenienti da varie parti del mondo . E David li ha 'ringraziati con una sessione di autografi, quest'anno comodamente seduto su un tavolo, senza troppe etichette.
E così ci piace molto
E ricordiamo soprattutto i due concerti in ITALIA!
VERONA (giusto qualche assaggio...)
E IL CONCERTO NELLA STUPENDA CORNICE DELL'APERIA PRESSO LA REGGIA DI CASERTA. Concerto intimo ed elegante
Momento bellissimo con la sua mamma sul palco
Bel video da TEL AVIV
giovedì 22 agosto 2019
Claude Debussy, Clair de lune e David Garrett
CHIARO DI LUNA
Chiaro Di Luna è un brano di Debussy nella Suite Bergamasque, in cui l’autore si ispira a una poesia del francese Paul Verlaine.
Votre âme est un paysage choisi
Que vont charmant masques et bergamasques
Jouant du luth et dansant et quasi
Tristes sous leurs déguisements fantasques.
Tout en chantant sur le mode mineur
L'amour vainqueur et la vie opportune
Ils n'ont pas l'air de croire à leur bonheur
Et leur chanson se mêle au clair de lune,
Au calme clair de lune triste et beau,
Qui fait rêver les oiseaux dans les arbres
Et sangloter d'extase les jets d'eau,
Les grands jets d'eau sveltes parmi les marbres.
La vostra anima è uno paesaggio prediletto
che vanno incantando maschere e bergamaschi
suonando il liuto e danzando, quasi
tristi nei loro bizzarri travestimenti!
Cantando in tono minore
l'amore vittorioso e la vita opportuna
non han l'aria di credere alla loro felicità
e il loro canto si fonde col chiaro di luna,
col calmo chiaro di luna triste e bello
che fa sognare gli uccelli negli alberi
e singhiozzare estasiati gli zampilli,
gli alti zampilli, slanciati fra i marmi.
“De la musique avant toute chose”, « Musica prima di tutto », cosi teorizzava Verlaine e in questa
poesia intitolata Chiaro di Luna, non solo parole e ritmo rispettano questo principio ma il tema stesso è musicale: personaggi mascherati usciti da un dipinto di Watteau, ballano (il Bergamasco è una danza popolare), suonano e cantano. L’atmosfera tuttavia non è allegra ma malinconica e sfumata. Come spesso avviene nella poesia di Verlaine, lo stato d’animo si materializza nel paesaggio, un parco indefinito sotto la luce incerta della luna.
CLAUDE DEBUSSY – Clair de Lune
E’ il terzo tempo della Suite Bergamasca, che quando fu pubblicata,non solo ottenne uno strepitoso successo tra i pianisti, ma venne trascritta anche per vari strumenti e complessi strumentali. La “Suite bergamasque” è una delle più famose suite pianistiche di Debussy: iniziò la sua scrittura nel 1890 a 28 anni ma non la pubblicò fino al 1905.
L’apertura del brano è come se fosse sospesa a mezz’aria. Degli accordi di sei suoni cantano all’inizio e preparano l’entrata di un nuovo tema morbidamente arpeggiato che progressivamente si
anima fino all’espansione lirica nel registro sempre più acuto; infine la prima sezione viene ripresa e
variata, concludendosi nella coda in dissolvimento
(fonte http://www.music-box.it/sites/default/files/pdf/ESAMI/AL%20CHIARO%20DI%20LUNA.pdf )
«La musica è una matematica misteriosa i cui elementi partecipano dell’Infinito. Essa è responsabile dei movimenti delle acque, del gioco delle curve descritte dalle brezze mutevoli; niente è più musicale di un tramonto. Per chi sa guardare con emozione, la più bella lezione di “sviluppo”, scritta in quel libro letto non abbastanza assiduamente dai musicisti, è la Natura». afferma Debussy
QUI "CLAIRE DE LUNE" eseguita da DAVID GARRETT
lunedì 12 agosto 2019
Le impressioni di David Garrett nel libretto dell'album giovanile "Ciajkovskij / Conus: concerti per violino"
Dal libretto che accompagna l’album inciso da David a Mosca e uscito nel 2001 Ciajkovskij / Conus: concerti per violino
ACQUISTABILE IN AMAZON A QUESTO LINK:
"IMPRESSIONI MOSCOVITE"
di David Garrett
Il proposito di registrare a Mosca i concerti per violino di Tchaikovskij e di Conus mi ha offerto un’esperienza memorabile e commovente. Oltre alle impressioni artistiche raccolte in questo soggiorno, il viaggio nella Russia democratica di oggi è stato per me l’occasione di fare conoscenza con la patria dei miei avi e di scoprire le mie “radici” russe. La mia nonna paterna era dovuta fuggire dalla dittatura stalinista e il mio bisnonno era morto in un campo di concentramento in Siberia. Salendo sul palco, davanti al pubblico moscovita, ho sentito fuggevolmente la nostalgia che ha dovuto invadere l’animo di molti musicisti russi dopo aver lasciato il loro paese natale.
Per comprendere meglio la musica di Tchaikovskij, prima della registrazione avevo studiato molto da vicino la sua personalità. L’ambiguità del suo rapporto con le donne, le sue angosce di abbandono, dovute alla morte precoce della madre, una immaginazione particolarmente forte che minacciava di cancellare in lui il limite tra sogno e realtà sono alcune impressioni che, fra le altre, mi hanno aiutato a percepire nella musica il riflesso della sua vulnerabilità psichica e di tenerne conto nella mia interpretazione.
Ma le mie sensazioni personali in questo primo viaggio in Russia sono state ugualmente importanti. Nonostante l’ottima preparazione, mi mancava ancora un vero legame affettivo con la musica di Tchaikovskij. Arrivato a Mosca, il giorno prima della registrazione, decisi spontaneamente di fare una lunga passeggiata in centro città, e in quell’occasione incontrai un gruppo di ballerini di strada e degli eccellenti musicisti la cui espressività, slancio e temperamento mi avrebbero contagiato e ispirato.
La sera del giorno dopo, quando arrivai nella grande sala del conservatorio per la prima prova, fui immediatamente colpito dalla bellezza di quella sala da concerto. La sua atmosfera intima, da cui emanava un misterioso sentimento di benignità e sicurezza, controbilanciava perfettamente, per me, l’aspetto grandioso che avevo cercato, e trovato, nel concerto di Tchaikovskij. Pensando a tutti gli artisti che mi avevano preceduto in quella sala, mi sentivo invaso da una fierezza mista a venerazione. Il sentimento euforico che aveva risvegliato in me la sala, rischiarata dai radi candelabri, è indimenticabile, così come l’incanto della sua acustica del tutto particolare. Mi ricordo che l’introduzione dell’orchestra, che sa molto spesso di routine, irradiava quel giorno una magica bellezza. Si apriva davanti a me un universo di sogno, i cui segreti insondabili accendevano la mia curiosità.
L’Orchestra Nazionale di Russia, sotto la direzione di Michaïl Pletnev, esprimeva con una nobiltà incomparabile il carattere appassionato di quella musica. Suonare insieme divenne un atto di creazione perché in quell’istante scoprivamo l’opera come se fosse la prima volta. Grazie alla generosità della Pianificazione delle Registrazioni, ci siamo potuti lanciare in un vero percorso di esplorazione musicale che non sarebbe mai stato possibile nell’atmosfera sterilizzata di uno studio. Quella sera, dopo che l’ultima nota ebbe preso il volo, ci sembrò che lo spirito di Tchaikovskij fluttuasse intorno a noi e spero che questa sensazione sarà condivisa dagli ascoltatori del nostro CD."



Si ringraziano Giulia Costa e Lisa Almagi per la traduzione e il "David Garrett fan club Italy"
venerdì 9 agosto 2019
David Garrett il 17 settembre 2019 alla Reggia di Caserta: è già sold out. Riempiamo L'arena di Verona, ora!
E' stata una stupenda sorpresa la seconda data che David Garrett ha voluto regalare all' Italia!
In tre giorni si è giunti al sold out per 'Un 'Estate da re' che si svolgerà il 17 settembre all'Aperìa della Reggia di Caserta
L'evento promosso da IMARTS (cliccare per aprire), in pochissimi giorni è già sold out !
A dimostrazione di quanto l'Italia apprezzi il nostro Artista, sia in veste classica (come saranno quasi tutte le serate di "Un'Estate Da Re" (cliccare per aprire) dal 28 agosto al 29 settembre 2019
QUALCHE NOTIZIA SULLA LOCATION...
L’immenso parco della Reggia di Caserta può vantare una serie di opere di assoluto prestigio. Al suo interno si celano laghi, cascate, giardini e addirittura un piccolo castello circondato da un fossato, in pieno stile medievale. Tra le tante meraviglie spicca l’Aperia, una delle prime opere realizzate durante la costruzione del complesso. Ma a cosa serviva originariamente?
Una cisterna per la Reggia di Caserta
Tra le caratteristiche più spettacolari della Reggia di Caserta merita sicura menzione la famosa via dell’acqua. Un lungo viale abbellito con vasche, canali sotterranei e cascate, impreziosito dall’effetto ottico che è possibile ammirare affacciandosi dal palazzo.
Per alimentare tutto questo Vanvitelli realizzò una delle opere più maestose del Settecento europeo: l’Acquedotto Carolino. Compito di tale meraviglia era (ed è tuttora) trasportare l’acqua necessaria per rifornire le fontane del parco. Circa 40 km di tubature che, con una semplice pendenza, consentono un approvvigionamento continuo alla rete idrica del complesso partendo dalle sorgenti del Fizzo. Ma in caso di guasto o periodi di siccità l’architetto napoletano aveva pronta un’alternativa
Vanvitelli realizzò infatti un’immensa vasca dove immagazzinare una riserva d’acqua piovana per fronteggiare qualsiasi imprevisto. Tale serbatoio si trovava proprio dove è collocata oggi l’aperia, vicino alla cascata che battezza il lungo vialone centrale. L’acquedotto vanvitelliano, tuttavia, si rivelò talmente efficiente da non render necessario l’utilizzo della cisterna. Ma perché il nome aperia allora
Da allevamento per le api a flora: l’evoluzione dell’aperìa
Con l’avvento dei francesi nel Regno di Napoli, la Reggia di Caserta divenne la residenza della nuova reggenza. Diverse modifiche ed interventi investirono il complesso, tra cui la sezione della cisterna. Questa venne trasformata in un allevamento di api per la produzione del miele (ecco il perché del termine aperìa). Le api svolazzarono felici nel loro ambiente per circa vent’anni, fino all’arrivo di Francesco II. L’ultimo Re delle Due Sicilie effettuò infatti alcuni interventi all’interno della Reggia, tra cui la riconversione dell’aperia in una piccola flora per la coltivazione di piante arboree. Lo spazio fu arricchito con la scultura di Tommaso Solari raffigurante Cerere, realizzata nel 1761 su volontà dello stesso Vanvitelli (ma mai utilizzata).
Il terreno venne diviso in cinque appezzamenti, soprannominati scolle, con ambienti riscaldati e raffreddati artificialmente. Un piccolo gioiello d’ingegneria in pieno stile Neoclassico.
Dopo la fine del Regno delle Due Sicilie, la Reggia di Caserta fu utilizzata principalmente dai corpi militari (qui si firmò uno dei documenti più importanti della Seconda guerra mondiale). L’area della flora voluta da Francesco II finì con l’essere quasi del tutto abbandonata. Negli ultimi anni, tuttavia, vari restauri hanno restituito a casertani e turisti la possibilità di scoprirne la bellezza. Ed ogni estate sono ormai di routine, al suo interno, concerti e spettacoli serali. Un modo davvero piacevole per godersi questa piccola meraviglia.
ORA, si tratta di riempire anche L'Arena di Verona' , restano dei posti in gradinata libera , economici, e da cui si può godere del fantastico spettacolo di proiezioni e luci e dove l'acustica è perfetta
In tre giorni si è giunti al sold out per 'Un 'Estate da re' che si svolgerà il 17 settembre all'Aperìa della Reggia di Caserta
L'evento promosso da IMARTS (cliccare per aprire), in pochissimi giorni è già sold out !
A dimostrazione di quanto l'Italia apprezzi il nostro Artista, sia in veste classica (come saranno quasi tutte le serate di "Un'Estate Da Re" (cliccare per aprire) dal 28 agosto al 29 settembre 2019
QUALCHE NOTIZIA SULLA LOCATION...
L’immenso parco della Reggia di Caserta può vantare una serie di opere di assoluto prestigio. Al suo interno si celano laghi, cascate, giardini e addirittura un piccolo castello circondato da un fossato, in pieno stile medievale. Tra le tante meraviglie spicca l’Aperia, una delle prime opere realizzate durante la costruzione del complesso. Ma a cosa serviva originariamente?
Una cisterna per la Reggia di Caserta
Tra le caratteristiche più spettacolari della Reggia di Caserta merita sicura menzione la famosa via dell’acqua. Un lungo viale abbellito con vasche, canali sotterranei e cascate, impreziosito dall’effetto ottico che è possibile ammirare affacciandosi dal palazzo.
Per alimentare tutto questo Vanvitelli realizzò una delle opere più maestose del Settecento europeo: l’Acquedotto Carolino. Compito di tale meraviglia era (ed è tuttora) trasportare l’acqua necessaria per rifornire le fontane del parco. Circa 40 km di tubature che, con una semplice pendenza, consentono un approvvigionamento continuo alla rete idrica del complesso partendo dalle sorgenti del Fizzo. Ma in caso di guasto o periodi di siccità l’architetto napoletano aveva pronta un’alternativa
Vanvitelli realizzò infatti un’immensa vasca dove immagazzinare una riserva d’acqua piovana per fronteggiare qualsiasi imprevisto. Tale serbatoio si trovava proprio dove è collocata oggi l’aperia, vicino alla cascata che battezza il lungo vialone centrale. L’acquedotto vanvitelliano, tuttavia, si rivelò talmente efficiente da non render necessario l’utilizzo della cisterna. Ma perché il nome aperia allora
Da allevamento per le api a flora: l’evoluzione dell’aperìa
Con l’avvento dei francesi nel Regno di Napoli, la Reggia di Caserta divenne la residenza della nuova reggenza. Diverse modifiche ed interventi investirono il complesso, tra cui la sezione della cisterna. Questa venne trasformata in un allevamento di api per la produzione del miele (ecco il perché del termine aperìa). Le api svolazzarono felici nel loro ambiente per circa vent’anni, fino all’arrivo di Francesco II. L’ultimo Re delle Due Sicilie effettuò infatti alcuni interventi all’interno della Reggia, tra cui la riconversione dell’aperia in una piccola flora per la coltivazione di piante arboree. Lo spazio fu arricchito con la scultura di Tommaso Solari raffigurante Cerere, realizzata nel 1761 su volontà dello stesso Vanvitelli (ma mai utilizzata).
Il terreno venne diviso in cinque appezzamenti, soprannominati scolle, con ambienti riscaldati e raffreddati artificialmente. Un piccolo gioiello d’ingegneria in pieno stile Neoclassico.
Dopo la fine del Regno delle Due Sicilie, la Reggia di Caserta fu utilizzata principalmente dai corpi militari (qui si firmò uno dei documenti più importanti della Seconda guerra mondiale). L’area della flora voluta da Francesco II finì con l’essere quasi del tutto abbandonata. Negli ultimi anni, tuttavia, vari restauri hanno restituito a casertani e turisti la possibilità di scoprirne la bellezza. Ed ogni estate sono ormai di routine, al suo interno, concerti e spettacoli serali. Un modo davvero piacevole per godersi questa piccola meraviglia.
ORA, si tratta di riempire anche L'Arena di Verona' , restano dei posti in gradinata libera , economici, e da cui si può godere del fantastico spettacolo di proiezioni e luci e dove l'acustica è perfetta
sabato 20 luglio 2019
David Garrett: Concerto per violino op. 77 di Johannes Brahms
Il Concerto per violino op. 77 è oggi universalmente considerato come una delle composizioni più riuscite di Johannes Brahms e rappresenta uno dei concerti per violino più famosi nella storia della musica.
Alle prime esecuzioni il Concerto apparve sicuramente piuttosto difficile sia a causa dell'ampiezza della sua concezione, sia per il linguaggio rigoroso adottato. La tradizionale contrapposizione tra solista e orchestra, solitamente dominata dal virtuosismo del solo, è ignorata dall'autore, che invece ricerca l'equilibrio fra solista e orchestra.
I requisiti tecnici per gli assolo sono formidabili, con uso generoso di rapidi passaggi di scala e variazioni ritmiche.
Anche la scelta fatta da Brahms del Re maggiore per il concerto è significativa. Poiché il violino è accordato Sol/Re/La/Mi, le corde aperte aggiungono brillantezza al suono. È probabilmente per questa ragione che questa stessa tonalità è stata utilizzata in molti altri concerti, come in quelli di Beethoven e di Tchaikovsky. Nonostante capiti spesso, purtroppo, che i manoscritti dei capolavori musicali svaniscano nel nulla nel corso del tempo, il manoscritto originale del Concerto per violino di Brahms è fortunatamente assicurato alla posterità. Il violinista Fritz Kreisler lo ha infatti acquistato e nel 1948 lo ha affidato alla Library of Congress di Washington, dove è tuttora custodito.
Fonte : www.david-garrett-fans.com - 2007
Officiel Fansite International
Nel 2007, in Italia, David esegue questo concerto.
Qui stralci dall'articolo di https://milano.corriere.it/ del 23 febbraio 2007
"David Garrett, ecco il «bello» del violino"
È l'occasione per ascoltare un vero talento, un ragazzo che vive la vita e lo stile di oggi, ma che non gioca a modernizzare i classici
Con i capelli lunghi, la barbetta incolta, i jeans a vita bassa, il fisico (e le pose) da modello, David Garrett sembra più un cantante pop che non un violinista classico. Ma le perplessità di chi non ama lasciarsi ingannare dalle «icone» merceologiche si disperdono subito, appena lo si sente suonare. Il ventisettenne maestro (tedesco di Aquisgrana, ma di famiglia in parte statunitense) ha debuttato giovedì sera al teatro Dal Verme e torna ad esibirsi in replica sabato alle 17, con l'Orchestra dei Pomeriggi Musicali diretta da Gabor Otvos. È l'occasione per ascoltare un vero talento, un ragazzo moderno, che vive la vita e lo stile dei nostri giorni, ma che non gioca a modernizzare i classici. Tutt'altro. David Garrett è un ex enfant prodige: debutto a dieci anni con la Filarmonica di Amburgo, a 14 anni incideva Mozart con Abbado, a 17 suonava con Zubin Mehta e la Filarmonica di Monaco. Già allievo di Itzhak Perlman, vanta encomi illuistri: «Suona in un modo semplicemente meraviglioso» ha detto di lui Yehudi Menuhin. «È uno dei più dotati quattordicenni che io abbia mai ascoltato - ha dichiarato Isaac Stern -, anzi devo sempre ricordarmi che ha solo quattordici anni»
"Al Dal Verme, David Garrett propone un capolavoro dell'Ottocento, quale il Concerto per violino di Brahms. E con il suo violino Stradivari «San Lorenzo» del 1716 ne dà un'interpretazione sobria, ma molto lirica e luminosa. L'Orchestra, snella e tersa, e in questo poco brahmsiana, si accorda con singolare sintonia alla scioltezza cantabile del giovane solista, dal suono finissimo ed espressivo. Garrett ama tornire frasi minute e affilate, che il suo vibrato leggero mantiene intensamente romantiche, anche nella purezza del timbro. Con exploit di alto virtuosismo, specie nelle difficili scale di accordi nel primo Allegro"
Proponiamo due video dove è lampante l'affezione e l'ammirazione di questo grande autore , a metà tra le tradizioni 'tzigane', il Romanticismo e la gioia delle 'improvvisazioni', soprattutto affidate al violino.
Alle prime esecuzioni il Concerto apparve sicuramente piuttosto difficile sia a causa dell'ampiezza della sua concezione, sia per il linguaggio rigoroso adottato. La tradizionale contrapposizione tra solista e orchestra, solitamente dominata dal virtuosismo del solo, è ignorata dall'autore, che invece ricerca l'equilibrio fra solista e orchestra.
I requisiti tecnici per gli assolo sono formidabili, con uso generoso di rapidi passaggi di scala e variazioni ritmiche.
Anche la scelta fatta da Brahms del Re maggiore per il concerto è significativa. Poiché il violino è accordato Sol/Re/La/Mi, le corde aperte aggiungono brillantezza al suono. È probabilmente per questa ragione che questa stessa tonalità è stata utilizzata in molti altri concerti, come in quelli di Beethoven e di Tchaikovsky. Nonostante capiti spesso, purtroppo, che i manoscritti dei capolavori musicali svaniscano nel nulla nel corso del tempo, il manoscritto originale del Concerto per violino di Brahms è fortunatamente assicurato alla posterità. Il violinista Fritz Kreisler lo ha infatti acquistato e nel 1948 lo ha affidato alla Library of Congress di Washington, dove è tuttora custodito.
Fonte : www.david-garrett-fans.com - 2007
Officiel Fansite International
Nel 2007, in Italia, David esegue questo concerto.
Qui stralci dall'articolo di https://milano.corriere.it/ del 23 febbraio 2007
"David Garrett, ecco il «bello» del violino"
È l'occasione per ascoltare un vero talento, un ragazzo che vive la vita e lo stile di oggi, ma che non gioca a modernizzare i classici
Con i capelli lunghi, la barbetta incolta, i jeans a vita bassa, il fisico (e le pose) da modello, David Garrett sembra più un cantante pop che non un violinista classico. Ma le perplessità di chi non ama lasciarsi ingannare dalle «icone» merceologiche si disperdono subito, appena lo si sente suonare. Il ventisettenne maestro (tedesco di Aquisgrana, ma di famiglia in parte statunitense) ha debuttato giovedì sera al teatro Dal Verme e torna ad esibirsi in replica sabato alle 17, con l'Orchestra dei Pomeriggi Musicali diretta da Gabor Otvos. È l'occasione per ascoltare un vero talento, un ragazzo moderno, che vive la vita e lo stile dei nostri giorni, ma che non gioca a modernizzare i classici. Tutt'altro. David Garrett è un ex enfant prodige: debutto a dieci anni con la Filarmonica di Amburgo, a 14 anni incideva Mozart con Abbado, a 17 suonava con Zubin Mehta e la Filarmonica di Monaco. Già allievo di Itzhak Perlman, vanta encomi illuistri: «Suona in un modo semplicemente meraviglioso» ha detto di lui Yehudi Menuhin. «È uno dei più dotati quattordicenni che io abbia mai ascoltato - ha dichiarato Isaac Stern -, anzi devo sempre ricordarmi che ha solo quattordici anni»
"Al Dal Verme, David Garrett propone un capolavoro dell'Ottocento, quale il Concerto per violino di Brahms. E con il suo violino Stradivari «San Lorenzo» del 1716 ne dà un'interpretazione sobria, ma molto lirica e luminosa. L'Orchestra, snella e tersa, e in questo poco brahmsiana, si accorda con singolare sintonia alla scioltezza cantabile del giovane solista, dal suono finissimo ed espressivo. Garrett ama tornire frasi minute e affilate, che il suo vibrato leggero mantiene intensamente romantiche, anche nella purezza del timbro. Con exploit di alto virtuosismo, specie nelle difficili scale di accordi nel primo Allegro"
Proponiamo due video dove è lampante l'affezione e l'ammirazione di questo grande autore , a metà tra le tradizioni 'tzigane', il Romanticismo e la gioia delle 'improvvisazioni', soprattutto affidate al violino.
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