L'italiano Giuseppe Tartini ogni volta che sentiva suonare con destrezza diceva: «Questo è bello, questo è difficile, ma non parla all'anima!».
David Garrett in questo 'Trillo del Diavolo' di Tartini fa arrivare il suo violino all'Anima. E' qui la sua grandezza!
(p.s. Notare i giovani dell'orchestra che 'guardano' più David che non il direttore ...! )
Secondo un aneddoto, riportato dall'astronomo francese Jérôme Lalande nel libro "Voyage d'un Français en Italie, fait dans les années 1765 et 1766" ("Viaggio di un francese in Italia, fatto negli anni 1765 e 1766"), l'ispirazione che porterà alla nascita della sonata Il trillo del diavolo deriva da un sogno, fatto in una notte del 1713, descritto così dal compositore:
«Una notte sognai che avevo fatto un patto e che il diavolo era al mio servizio. Tutto mi riusciva secondo i miei desideri e le mie volontà erano sempre esaudite dal mio nuovo domestico. Immaginai di dargli il mio violino per vedere se fosse arrivato a suonarmi qualche bella aria, ma quale fu il mio stupore quando ascoltai una sonata così singolare e bella, eseguita con tanta superiorità e intelligenza che non potevo concepire nulla che le stesse al paragone. Provai tanta sorpresa, rapimento e piacere, che mi si mozzò il respiro. Fui svegliato da questa violenta sensazione e presi all'istante il mio violino, nella speranza di ritrovare una parte della musica che avevo appena ascoltato, ma invano. Il brano che composi è, in verità il migliore che abbia mai scritto, ma è talmente al di sotto di quello che m'aveva così emozionato che avrei spaccato in due il mio violino e abbandonato per sempre la musica se mi fosse stato possibile privarmi delle gioie che mi procurava.»
venerdì 15 marzo 2019
sabato 9 marzo 2019
David Garrett e le 'sue' composizioni
In questa intervista italiana, in occasione del tour dell'ottobre scorso, David spiega i 'non-confini' tra i vari generi e si definisce semplicemente un musicista che ama suonare...
Tuttavia, accanto ai ri-arrangiamenti, mi piace porre l'accento sulle composizioni 'originali' dello stesso David che hanno tutte un denominatore comune: una forte melodia, qualche nota malinconica, insomma una musica che forse esprime una buona parte del 'sentire' del nostro artista.
“Furious”, “Explosive”, o "Rock Prelude" dall'album Encore hanno potenza e ritmo, altre, non molto diffuse, ci regalano un Garrett più dolce e romantico.
Mi riferisco a "Eliza's Song" da Virtuoso -2007, "New Day ","Chelsea Girl", "Winter Lullaby" tutte da Encore 2008 . Proseguendo con "80s Anthem" ,"Rock Symphony" da Rock Symphonies 2010, "Ma Dove Sei" e Melancholia/Lost Memory,da Garrett Vs Paganini 2013 e "Serenity instrumental", "Midnight Waltz" da "Explosive" 2015.
In merito all'ultima traccia-che sembra essere dedicata a sua madre, ex prima ballerina-, David dice: " Midnight Waltz è la mia interpretazione di un genere tradizionale e amato. Mentre stavo scrivendo, mi sembrava di usare un approccio leggermente diverso. Storicamente un valzer è sempre noto per essere molto leggero e positivo. Volevo cambiarlo e creare qualcosa di un po' più scuro con più profondità " .
Ascoltare alcuni di questi brani composti da lui, è l'unico modo per cogliere quel 'denominatore comune' sopra citato , e che fa entrare un po' meglio nel cuore di David , motore primario che lo spinge a comporre, suonare, emozionarsi, emozionare .
giovedì 28 febbraio 2019
Esattamente il 28 febbraio di due anni fa, David Garrett a Torino Auditorium Rai
"...Poi capita molto spesso che nel panorama dei talentuosi musicisti si affaccino anche persone particolarmente dotate di talento, di luminosità e soprattutto di quella capacità di saper comunicare talmente tanto con le loro esecuzioni, che non basterebbero libri e tomi per raccontarlo.
Così è successo questo martedì sera all’Auditorium Rai Toscanini, dove si è svolto in orario serale il “Concerto di Carnevale”, durante il quale l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai è stata diretta da uno straordinario Ryan MacAdams e ha ospitato sul palco il violinista tedesco David Garrett.
Una serata che già nel suo programma si riprometteva di essere particolare e sicuramente molto divertente: infatti, in occasione del martedì grasso, l’orchestra ha eseguito parecchie composizioni, brevi e allegre, quanto efficaci e che hanno fatto scappare un sorriso a tutto il pubblico. Quest’ultimo si è mostrato fin da subito eterogeneo: ragazzi e ragazzi di tutte le età, mamme e papà con i loro figli per potersi godere una serata durante le vacanze scolastiche, adulti e anziani tutte quanti incantati e silenziosi, concentrati solo sull’ascolto della musica.
Chi l’ha fatta da protagonista è stato indubbiamente il direttore d’orchestra: Ryan MacAdams, americano, classe 1982. Tolti questi dettagli, è stato in grado di trasmettere una tale energia ed empatia durante le due ore di concerto, che tutti gli occhi erano su di lui, sulla sua gestualità, sulla sua simpatia anche quando ha cercato di parlare correttamente in italiano, un po’ stentato, ma trasmettendo un messaggio profondo e sincero. Un giovane uomo dell’arte che durante un’esibizione della serata, sentendo provenire da un angolo della sala il pianto di un neonato, si è girato e ha lanciato una bacio con la mano verso la mamma del bimbo. Un piccolo, sincero gesto di tenerezza che ha rotto un pochino gli schemi da quella che è spesso il clima di austerità e religioso silenzio che caratterizza un concerto di musica classica."
Il secondo protagonista della serata (anche se appariva e scompariva dal palcoscenico a seconda dei pezzi proposti) è stato David Garrett: violinista, tedesco, alto, biondo e incredibilmente bravo. Un ragazzo che ha saputo unire la musica rock con quella classica, ha messo insieme Vivaldi e gli U2 e non solo, ma così facendo ha avvicinato nuovamente un pubblico più giovane, magari più restio all’ascolto della musica puramente classica. Due ore di assoluta e completa qualità, che ti lasciano un po’ di tristezza nel momento in cui finiscono, in quanto ne vorresti ancora e le tue orecchie non sembrano affatto stanche. Un concerto da risentire e da rivedere, con la possibilità di ascoltarlo su Radio 3 per il programma “Radio 3 Suite” e rivederlo su Rai 5.
sabato 16 febbraio 2019
L'espressività di Fritz Kreisler sulle corde del violino di David Garrett
Fritz Kreisler è ricordato come uno dei più grandi violinisti di tutti i tempi (di lui si ammiravano in particolare la dolcezza del suono e la qualità espressiva del fraseggio), e anche per il curioso vezzo che ha caratterizzato la sua attività di compositore. Infatti scrisse, nello stile di maestri del passato, numerose pagine che presentava come "revisioni" di opere originali da lui rinvenute in fondi dimenticati e in oscure biblioteche.
Solo nel 1935 rivelò di esserne l'autore, suscitando lo sconcerto, e anche l'irritazione, dei critici, ai quali replicò rinfacciando loro di averle prese per buone: «il nome cambia, ma il valore resta», commentò. Tra i 'falsi' kreisleriani più celebri sono il Preludio e Allegro - spacciato per un'opera del torinese Gaetano Pugnani (1731-1798)
(Tratto da : http://www.resiartists.it/it/projects.php?project=1 )
Compose pezzi virtuosistici per violino, tra cui Tamburino cinese, Capriccio viennese (che ebbe talmente fortuna da conoscere anche trascrizioni pianistiche)
mercoledì 13 febbraio 2019
'Viva la vida' , David Garrett: la scelta non casuale di questo pezzo per i suoi crossover
E indubbio che 'VIVA LA VIDA' dei Coldplay sia il brano crossover di David Garrett più noto al pubblico e certamente anche molto caro al nostro violinista.
Intanto è lui stesso a dichiarare di aver trovato interessante usare il plugin del pedale per un violino classico,cosa che non era stata fatta prima. Ciò gi ha permesso di creare tutta una gamma di melodie intorno a questo pezzo con un solo strumento.
IN QUESTA INTERVISTA ITALIANA CI DICE COME...
Per la prima volta il brano " Viva la vida " è stato rilasciato nell'album " Music " del 2012, ma non c'è concerto in cui non l'abbia eseguito
Lo si trova, inoltre, anche nell'ultimo album Unlimited - Greatest Hits (Deluxe Version).
Significati più profondi, tuttavia, sono attribuiti a questo pezzo apparentemente gioioso...
Il titolo della canzone, “Viva la vida”, è ispirato al quadro della pittrice Frida Kahlo , artista messicana della prima metà del Novecento dalla vita assai travagliata (era affetta da spina bifida, soffriva di dolori cronici e in seguito ad un incidente dovette sottoporsi a 32 interventi) eppure dopo tutto ciò ha voluto realizzare un grande quadro in cui si leggeva, appunto, Viva la Vida.. La frase di inno alla vita scritta da un’artista che ha vissuto tutte queste sventure ha colpito in modo particolare Chris Martin, frontman dei Coldplay che scrive: "Lei stava vivendo dolori insopportabili e eppure crea questo quadro spettacolare che chiama " Viva la vida ", ammiro il suo coraggio."
Questa frase che spinge all'ottimismo, alla speranza, alla determinazione,al superamento degli ostacoli, DAVID GARRETT la fa sua imprimendola su un braccio
-foto del 29 ottobre 2017 dal Facebook Ufficiale di David Garrett
da Vimeo, scene dal backstage del video originale
Behind the Scenes David Garrett Music Video Viva La Vida from Malcolm Targett on Vimeo.
mercoledì 6 febbraio 2019
David Garrett e il Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 35 di Čajkovskij
"Di fatto è una delle pagine di più straordinario virtuosismo che per violino siano mai state scritte, e soprattutto nel primo e nell'ultimo tempo al solista sono affidati compiti veramente trascendentali. Le idee musicali in se stesse non sono tra le più felici che abbia concepite Čajkovskij : ma ciaikovskiana al cento per cento è l'impostazione di tutta l'opera, nei suoi episodi enfatici come in quelli più liricamente raccolti. L'"Allegro moderato" iniziale è costruito in una forma di sonata trattata peraltro in maniera tutta personale, mentre nella "Canzonetta" troviamo l'idea melodica forse più genuina di tutto il Concerto (si noti all'inizio della parte solista una singolare reminiscenza verdiana). "L'Allegro vivacissimo" conclusivo è la pagina di più brillante virtuosismo del Concerto: i temi si rincorrono, si superano, si variano, conseguendo straordinari effetti di sonorità, dove sarebbe vano ricercare una profonda necessità d'espressione"
(fonte: GUIDA ALL’ASCOLTO DELLA MUSICA SINFONICA Giacomo Manzoni Feltrinelli 1966 PAG. 131)
Appassionante e coinvolgente, denso di varietà melodiche: malinconia, dolcezza e poi toni più affettuosi e delicati , fino ai festosi ritmi che ci rimandano al folclore russo. E inoltre,
attacchi pieni di tensione del violino solista.
Regala sensazioni spontanee di felicità, è come una stretta di mano sincera e , riascoltato anche a distanza di anni, è come rivedersi con un caro amico.
Čajkovskij si era allontanato dai canonici schemi formali della tradizione classica e David Garrett è perfettamente a suo agio in questo: fa sue tutte queste sfumature, queste coloriture per un'esecuzione ancora più 'personale' distinguendosi decisamente-come sempre, d'altronde- per estro, potenza, rigore.Sotto il segno di un travolgente dinamismo e di una vertiginosa fertilità di idee.
Qui l'esibizione al George Enescu Festival nel settembre 2017
“Il violinista arriva realmente alla suprema grandezza quando non è più lui che suona il violino ma quando l’arco strappa dall’anima sua, e non dalle corde, le note più imploranti e desolate.”
Giovanni Papini, “Il sacco dell’orco”
giovedì 31 gennaio 2019
David Garrett:la musica classica e gli altri generi non si incontrano, si completano
Siamo alla fine degli anni sessanta ed alcuni pionieri iniziano a guardare al mondo della musica classica come riferimento per comporre, non una canzone ma lunghi brani con un tema di fondo che via via si arricchisce, racconta una storia, si dipana fino al finale. Parlo dei cosiddetti “concept album” e delle suites, movimenti tipici delle opere classiche. Nascono vere e proprie sinfonie rock. Qualche nome? Genesis e Pink Floyd, Deep Purple, Queen, R.E.M….
Direi quindi che si tratta di legami tra culture, intanto, non contaminazioni, e poi di comprendere che la musica classica è alla base di un albero genealogico di suoni e tendenze che si ramificano generando nuove esperienze e nuove sensibilità. E’ un bagaglio di duemila anni di musica, così come noi proveniamo dall’antichità greca e romana e i suoi miti: anche se non li si conosce bene, sono le nostre radici.
E David Garrett è soprattutto un violinista classico, nel senso più pieno del termine.
Qualche nota biografica giusto per capire di chi si parla. All’età di quattro anni suo padre comprò un violino destinato al fratello maggiore Alexander. Fu David, invece, a essere maggiormente incuriosito dallo strumento che imparò a suonare nel giro di pochissimo tempo. Un anno dopo, prese parte a un concorso musicale e lo vinse. A 7 anni iniziò a studiare violino al Conservatorio di Lubecca e all’età di 12 anni arrivò la sua collaborazione artistica con l’illustre violinista polacca Ida Haendel. Quest’esperienza gli offrì la possibilità di viaggiare nelle principali città del mondo, molto apprezzato dal pubblico.
La Filarmonica di Amburgo, riconosciuto l’ineguagliabile talento, lo convocò per una collaborazione, facendolo diventare il più giovane artista ad avere tale privilegio. La strada verso il successo iniziò nel 1994, a soli quattordici anni, quando David stipulò il suo primo accordo con la Deutsche Grammophon per l’incisione di alcune opere come solista. Intanto, lascia la famiglia e nel 2004 si diploma alla scuola di arte Juillard di New York. Il giovane David Christian Bongartz – suo vero nome – ha deciso di dimostrare a se stesso le vere capacità, non smette di migliorarsi ed accetta le ‘sfide’ del mondo della musica classica. Con ore ed ore di esercizi e studio, chiaramente. Per dirla con Paganini: “Se non studio per un giorno me ne accorgo solo io, se non studio per due giorni se ne accorgono tutti”. E Garrett studia anche in auto, spostandosi da un posto all’altro per concerti, nelle camere degli hotel, ovunque sia possibile, insomma, portando a spalla sempre il suo prezioso Stradivari. Istinto e dedizione, non genio e sregolatezza come mi ritrovo a leggere qua e là in brevi e affrettate recensioni. Che la genialità esista in lui non vi è dubbio: la tecnica è abbinata ad un gusto raffinato di ‘modificare’, senza toglierne l’essenza, anche pezzi classici da sempre suonati seguendo rigorosamente uno spartito. David Garrett non legge spartiti, le note le ha ben chiare nella testa e sulla punta dei polpastrelli pertanto gli è concesso anche rallentarle, accelerarle, consapevole che l’orchestra lo segue, lo osserva e la sintonia è assicurata. Non per niente suona con le migliori orchestre e, nei crossover, ha una band affiatatissima, dove basta un’occhiata per intendersi.
I crossover! Eccoci al punto. ‘Letteralmente’, in ambito musicale, crossover è un termine usato per descrivere materiale preso in prestito da generi differenti la cui popolarità supera i confini convenzionali della musica e dei suoi stili. E, come dicevo all’inizio, non è contaminazione ma ‘fusione’, che è ben diverso.
Ebbene sì, il violinista in questione, dopo aver prodotto album prettamente classici, dal 1995 al 2008, con vari dischi d’oro e di platino decide di donare parte dell’anima rock che vive in lui come in molti giovani del suo tempo alle corde del suo violino. E, per favore, non lo si definisca più sex-symbol, rockstar del violino, quando non si scade in termini quali ‘metallaro’ e simili. E’ un giovane artista, usa un abbigliamento informale, degli anelli e collane di ottimo impatto e mai volgari e qualche ‘bel’ tatuaggio (se ne vedono di orrendi in giro, in verità!)
E allora? Cosa tolgono questi dettagli alla grande carica emotiva che trasmette un concerto, classico o crossover che sia, di un David Garrett? Di certo il suo bell’aspetto aiuta ma aiuta perché nelle esecuzioni è sempre appassionato, coinvolgente, sorridente. David ‘parla’ attraverso il violino e comunica col pubblico attraverso sguardi sempre garbati e rispettosi. Bach, Mozart, Beethoven, Mendelssohn, Paganini, Bruch, Ciajkovskij, Dvorak, Prokofjew, Vittorio Monti, Edward Elgar e Kreisler eseguiti in sale classiche, catturano l’attenzione di un pubblico che vai 4 ai 90 anni, un pubblico che non può restare indifferente davanti a tanta maestria e scioltezza.
Brian May, Angus Young, Slash, Kirk Hammett, Jimmy Page, Kurt Cobain , Axl Rose , Michael Jackson, Prince, Cold Play, Eminem, sono solo alcuni dei nomi suonati nei crossover e magicamente quel violino ‘canta’ oltre a far diventare, ad esempio, un pezzo rap come Lose Yourself una vera e propria sinfonia. Però – attenzione – il suo viso, i lineamenti, cambiano notevolmente quando si accinge a suonare un pezzo classico, sebbene ‘rivisitato’: è più immerso, chiude gli occhi, è attento alle sue stesse dita che scivolano sulle corde e la sensazione è quella di enorme riverenza verso i grandi del passato che hanno lasciato in eredità questi gioielli artistici. Rispetto solenne per la classica, dunque, e rigore, fantasia e divertimento nei crossover. Laddove per divertimento si intende un lavoro cesellatissimo di adattare ad uno strumento ad arco melodie pop-rock senza stravolgerle.
Questo artista di fama mondiale viene spesso in Italia e chi ha avuto modo di ascoltarlo in entrambi i ‘generi’ non potrà che dar ragione a quanto scritto. Non fa il divo, Garrett, anzi lo si percepisce come familiare, non distaccato, anche dalle tavole di un Auditorium riservato solitamente al pubblico colto di classica...."
-tratto dall'articolo publicato in QUESTO LINK
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2007 - Virtuoso - disco di platino in Germania.
PRIMO ALBUM CROSSOVER di David Garrett (cliccare sulle foto per acquistare in Amazon)


In questo album, spicca, tra gli altri, 'Toccata', una deliziosa versione rock del grande Back (non è come quella dell'album Rock Symphonies) che, nel video in basso, fa da colonna sonora ad un'esibizione di tango e, a seguire, David Garrett che la suona in concerto a Toronto nel 2009
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